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ALEX SCHWAZER/ I medici italiani sapevano? L'inchiesta sul doping rivela un sistema di occultamento

Alex Schwazer, l'inchiesta sul doping della procura di Bolzano rivela un sistema di protezione e occultamento. I medici italiani erano a conoscenza dei rapporti tra il marciatore e Ferrari?

Alex Schwazer, 30 anni, nel giorno della sua confessione (Infophoto)Alex Schwazer, 30 anni, nel giorno della sua confessione (Infophoto)

Una bufera si abbatte sull’atletica italiana. L’inchiesta della Procura di Bolzano ha portato alla luce quello che si può definire un vero e proprio sistema di aiuti e protezioni a tema doping, come riporta la Gazzetta dello Sport. Al centro del sistema, o forse in cima alla piramide, c’è Alex Schwazer, meglio: il caso del marciatore altoatesino che alla vigilia della sua gara alle Olimpiadi di Londra (dove avrebbe difeso la medaglia d’oro conquistata a Pechino) veniva trovato positivo per e, di conseguenza, squalificato. Nei giorni che erano seguiti avevamo assistito ad una vera e propria tragicommedia: le lacrime del marciatore nel pieno della sua confessione, le indagini che andavano a scavare nel suo passato, il ruolo marginale - si pensava allora - della ex fidanzata Carolina Kostner, che sosteneva di non sapere nulla e, pur condannando il gesto di Alex, dichiarava di volergli stare accanto. Partiamo da qui: la pattinatrice aveva rivelato di conoscere soltanto marginalmente il dottor Michele Ferrari, ovvero il medico che forniva le sostanze dopanti a Schwazer (e non solo). Aveva sostenuto, Carolina, che in uno degli incontri tra Ferrari e Alex lei era rimasta in macchina, senza prenderne parte. Di più: quando la Wada aveva fatto visita alla casa di Oberstdorf lei aveva dichiarato che il fidanzato non era in casa. Mentiva: lui c’era, due anni fa l’aveva coperta ma poi ha ammesso che la Kostner lo aveva aiutato ad eludere un controllo a sorpresa. Ma non è che un piccolo particolare di tutta la vicenda che sta venendo a galla: Carolina rischia ora un’inibizione anche pesante, non una squalifica perchè di fatto si è già ritirata dalle competizioni; ma quello che emerge dall’inchiesta è, come detto, un dedalo di menzogne e occultamenti, una rete atta a proteggersi a vicenda nascondendo la verità. Vittorio Visini, che all’epoca dei fatti era il responsabile della marcia italiana, ha raccontato nella sua deposizione di aver riferito come il dottor Ferrari e Schwazer si fossero incontrati e parlati alle Canarie; nessuno però ha mai preso provvedimenti, nello specifico il dottor Uguagliati, Rita Bottiglieri (dirigente) e il medico federale Giuseppe Fischetto. Sapevano ma hanno deciso di tacere. Insomma: l’ambiente della marcia azzurra sapeva, addirittura Visini avrebbe parlato dei suoi sospetti a Schwazer e in un colloquio il marciatore si sarebbe anche piuttosto alterato. Scavando ancora più in profondità, nelle carte dell’inchiesta compaiono anche allusioni a rapporti oscuri con il mondo della marcia russa, in particolare con un gruppo che faceva capo al mitico allenatore Viktor Chegin. La parola che emerge è una, ovvero “protezione”; e mentre le carte sono arrivate sul tavolo di Giovanni Malagò, che però non era ancora eletto all’epoca dei fatti e non ha voluto commentare, si attende di capire cosa succederà in sede di giustizia sportiva; anche perchè nella bufera sarebbe finita anche la staffetta 4x100 che ritoccò (con medaglia d’argento) il record di Helsinki ’83 agli Europei di Barcellona del 2010. Tre di quei quattro elementi hanno ammesso di aver fatto uso di bentelan; in particolare Maurizio Checcucci ha rivelato di aver parlato dell’iniezione al dottor Pierluigi Fiorella, il quale avrebbe risposto che “avremmo potuto dichiarare di aver usato la mesoterapia sul tendine al momento del controllo”.

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