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LETTERA/ Addio Silvio Cuoco, dalla sofferenza possa nascere il coraggio

Pubblicazione:domenica 14 settembre 2014

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Gentile Direttore,

vi scrivo in corrispondenza della improvvisa scomparsa di uno sportivo di Erba, Silvio Cuoco, prima stimatissimo portiere poi grande direttore sportivo e presidente di diverse società. Una di quelle -ormai rare- persone eccezionali in ambito calcistico, che io ho conosciuto come presidente dell'Inter Beach Soccer (ennesimo progetto sportivo di sua invenzione). Silvio, 43enne, lascia moglie e due figli di 8 e 15 anni.

Che dolore vedere associata la parola "morte" a Silvio Cuoco. Uno per cui vien da dire "No! Proprio lui no, ha troppe cose da fare nel mondo!", con tutte le sue idee, spostamenti, telefonate. Lui che a soli 43 anni ha dato un contributo piccolo o grande a tantissime realtà (si noti l'infinito numero di società sportive che hanno espresso pubblicamente le loro condoglianze). Un organizzatore incontenibile e un vulcano di idee, così ho conosciuto Silvio, entusiasta di ciò che proponeva. Una tra le poche persone che più mi hanno davvero colpito in ambito sportivo, perché capace di essere direttore sportivo/presidente e, allo stesso tempo, essere uomo, caratteristica sempre più rara e preziosa. Rispettoso, comprensivo e, in qualche modo, amico. Di fronte ad altri progetti del Destino, l'impeccabile Silvio non può nulla. È evidente che la nostra vita non è in mano nostra. Anche se abbiamo tantissimi progetti non abbiamo il potere di aggiungere del tempo alla nostra esistenza. Quindi come diavolo si può fare davanti a una tale ingiustizia? Non so dare risposta, ma posso dire di aver visto, in drammi pesanti come questo, nascere una strada positiva. Credo che la compagnia più bella sia accettare ed aiutare ad accettare la sofferenza come tramite per scoprire questa strada. “Signore, dammi la forza di cambiare le cose che si possono cambiare. Dammi il coraggio di accettare le cose che non si possono cambiare. Signore, dammi il buonsenso di distinguere le prime cose dalle seconde” (San Tommaso Moro) Un commosso abbraccio alla famiglia Cuoco.

(Tommaso Zanardi)



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