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Pagelle/ Us Open 2014, i voti alle protagoniste: Williams nell'Olimpo delle grandi, da Errani e Pennetta il massimo (tennis)

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Serena Williams, 32 anni, ha vinto gli Us Open per la sesta volta  Serena Williams, 32 anni, ha vinto gli Us Open per la sesta volta

MARIA SHARAPOVA 6 Da quando si è operata alla spalla la sensazione è sempre la stessa: quella di una giocatrice che cammini come in equilibrio precario, con la paura di rompere tutto. Ha giocato da Sharapova solo in un paio di occasioni: contro la Lisicki, e nel secondo set contro la Wozniacki (a tratti anche nel terzo). Poi, punto senza a capo, perchè è uscita agli ottavi. Forse il grande rammarico, guardando indietro all'inizio dei Duemila, sarà quello di esserci persi la grande rivalità tra lei e Serena Williams, che non si amano (e non è un mistero) e sul campo se possono se le danno di santa ragione. Purtroppo i guai fisici di Maria hanno tolto sale alla sfida; la russa torna numero 4 al mondo, ma da New York se ne va triste. In Australia, dove ha vinto nel 2008, un'altra occasione.

PETRA KVITOVA-SIMONA HALEP 5 Un flop. Erano arrivate a New York con una possibilità, sia pure flebile, di soffiare a Serena Williams lo scettro della classifica WTA; tornano a casa con le pive nel sacco, eliminate entrambe al terzo turno. Una, la Kvitova, dalla giovane Krunic che l’ha dominata dall’inizio alla fine; l’altra, la Halep, dall’emozionale ritorno di Mirjana Lucic-Baroni dopo aver rischiato di uscire già al primo turno. La rumena non era al top e questa è una minima attenuante (aveva già giocato a New Haven, perdendo anche lì); rimandati i propositi di numero 1, devono ora meditare sul fatto che se vuoi essere in vetta non puoi permetterti di giocare bene un torneo (sia pure prestigioso) e male due. Vale più per la ceca a dire il vero, ma anche la Halep arrivata lassù non può più permettersi di essere incostante.

LE GIOVANI 7,5 La nuova classe del tennis femminile sta crescendo, ma è rimandata. Questa volta anche Eugenie Bouchard ha fallito: gli Us Open sono l’unico Slam stagionale nel quale non ha raggiunto almeno la semifinale. Un paio di picchi: detto di Belinda Bencic e della Bellis, anche Aleksandra Krunic ha giocato un Us Open straordinario centrando gli ottavi con tanto di vittoria - netta - su Petra Kvitova, ultima campionessa di Wimbledon. C’è anche Karolina Pliskova che ha battuto la Ivanovic; le altre si sono più o meno perse, non riuscendo a confermare le cose buone che avevano evidenziato (Madison Keys ha perso il “derby delle adolescenti” contro la Krunic). Ci saranno altre occasioni, ma una cosa è confermata: gli Us Open sono duri, durissimi, e qui non ci si improvvisa campionesse a meno di non esserle nel sangue.

LE ALTRE ITALIANE 6 Due sono arrivate ai quarti di finale e ne abbiamo parlato; le altre però sono rapidamente naufragate. Ne abbiamo perse tre al primo turno: fa malissimo la sconfitta di Camila Giorgi contro Anastasia Rodionova perchè è l’ennesimo capitombolo di una giocatrice con tanto talento ma poca tattica e poca pazienza nel gestire i momenti. Fa male quella di Francesca Schiavone, che contro Vania King aveva tutte le possibilità di vincere ma ha regalato il primo set non riuscendo a tenere fisicamente nel terzo; brutta quella di Karin Knapp, perchè Tsvetana Pironkova su superficie dura non è certo imbattibile. Roberta Vinci è arrivata fino al terzo turno sfruttando un tabellone favorevole ma poi non ha avuto una chance contro la sorprendente Shuai Peng, perdendo presto anche nel doppio. Insomma: spedizione sfortunata dalla quale trarre insegnamenti e ripartire.

Postilla finale. Quando Martina Navratilova e Chris Evert sono comparse sul campo dell’Arthur Ashe, il sottoscritto ha pensato per un istante: adesso si levano i tacchi e iniziano a giocare. E, altro pensiero, se davvero l’avessero fatto avrebbero dato biada a tante, tantissime giocatrici di oggi; anche così, a quasi 60 anni e vestito da sera. Ovviamente non l’hanno fatto: qualche foto, sorrisi e maree di applausi, e poi scena alla Williams. I tempi passano: lo farà anche quello di Serena. Finchè c’è, godiamocela. 

(Claudio Franceschini)



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