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Pagelle/ Us Open 2014, i voti alle protagoniste: Williams nell'Olimpo delle grandi, da Errani e Pennetta il massimo (tennis)

Pagelle Us Open 2014: i voti alle protagoniste del torneo femminile di New York. E' il diciottesimo titolo dello Slam per Serena Williams: raggiunte Martina Navratilova e Chris Evert

Serena Williams, 32 anni, ha vinto gli Us Open per la sesta voltaSerena Williams, 32 anni, ha vinto gli Us Open per la sesta volta

Ancora una volta Flushing Meadows resta il regno di Serena Williams. La numero 1 del mondo trionfa nella finale degli Us Open 2014 per la terza volta consecutiva, superando Caroline Wozniacki con il punteggio di 6-3 6-3 (un'ora e 15 minuti). E' il primo Major della stagione per l'americana, che resta in vetta al ranking con ampie possibilità di chiudere un'altra stagione da leader WTA (sarebbe la quarta). 

Facciamo parlare i numeri. Titolo Slam numero 18, il sesto a New York (terzo consecutivo): nel primo caso raggiunge Chris Evert e Martina Navratilova (che l’hanno premiata sul campo), nel secondo aggancia Cenerentola in scarpe da tennis per numero di Us Open vinti nell’era moderna. Non ha concesso nemmeno un set, perdendo una media di 4,5 game a incontro; non ha mai lasciato più di 3 giochi in un singolo set. Tutto questo in un anno durante il quale non aveva raggiunto gli ottavi nei tre Major precedenti. Quello che più impressiona, però, è che ancora oggi riesca a emozionarsi (nel discorso finale) quando ormai le resta solo da andare a riprendere Steffi Graf e, volendo, Margaret Smith Court. La fame, e il non darla mai per scontata. Ora tutti si chiederanno: quanti ne potrà ancora vincere? La storia insegna che Martina Navratilova aveva 33 anni e 9 mesi quando vinse a Wimbledon nel 1990 il suo ultimo Slam; lei i 33 li compie tra poco più di due settimane. Siamo lì, con una differenza: ventiquattro anni fa la Graf aveva già centrato il Golden Slam e Monica Seles stava per iniziare il suo breve ma devastante dominio. Insomma, per ora sembra che la risposta sia una sola: dipende da quanto deciderà di proseguire.

Ha giocato un tennis irreale non solo per le due settimane del torneo, ma per tutta l’estate. Ha definito Serena Williams “an ubelievable friend” ed è effettivamente così, ma in queste settimane l’ha vista anche come un incubo: da lei ha perso a Montréal e Cincinnati. E ieri: stavolta al terzo set non ci è nemmeno arrivata, ma ha dato tutto quello che aveva. Ci fosse stata qualunque altra avversaria, oggi la danese avrebbe il primo Slam della carriera; invece si deve accontentare della seconda finale persa a New York (a cinque anni dalla prima), del ritorno nella Top Ten e di aver ritrovato quel tennis che l’aveva spinta in vetta al mondo. Sempre senza perdere il sorriso ("adesso paga da bere" ha detto alla Williams sull'Arthur Ashe, minuti dopo aver perso).

Un grande torneo, coronato con il secondo titolo Slam nel doppio. Prima semifinale in un Major conquistata con vittorie illustri su Bouchard e Azarenka, senza dimenticarsi della seconda vittoria nel giro di un mese sull’amica e partner Vesnina. A 26 anni potrebbe essere arrivata al momento della definitiva maturazione; se trova la costanza che non ha mai avuto potrà fare male a molte. A Wimbledon aveva centrato i quarti: questo exploit non è un caso, anzi. Contro Serena è stata un’altra storia, ma non dipende nemmeno troppo da lei; è proprio che le altre giocano un altro tipo di torneo. 

Strepitosa, non si può definire in altro modo; talmente strepitosa che vederla uscire in sedia a rotelle, dolori ovunque e difficoltà respiratorie dall’Arthur Ashe ha fatto ancora più male. Radwanska, Vinci, Safarova, Bencic: questi gli scalpi illustri della cinese che soprattutto fino alla semifinale non aveva perso un singolo set. Di più: prima di crollare fisicamente, stava facendo match pari contro la Wozniacki. Gioca tutto a due mani, ha un servizio quasi inesistente ma, essendo ottima doppista, sa dove mettere la palla; fino a oggi non aveva mai trovato intensità, lo ha fatto alla grande a New York ma è finita male. Auguri per una pronta guarigione: se li merita tutti.

Un voto più basso non glielo si può francamente dare, anzi: non è qualcosa in più solo perchè nel quarto di finale si è sciolta e ha vinto solo tre game. Ma se hai solo 17 anni, sei al primo anno tra i pro e arrivi tra le migliori otto di uno Slam battendo due Top Ten in tre giorni, le uniche cose da dire sono due. Prima: chapeau. Seconda, avendo seguito la carriera juniores della svizzera: premesse mantenute e a rivederci molto presto, perchè siamo piuttosto convinti che questo non sia un fuoco di paglia ma l’inizio di una luminosa carriera. Avesse centrato la semifinale il paragone con Chris Evert (che era come lei nell’anno dei 17, pur non avendoli compiuti) sarebbe stato scontato; forse è meglio così perchè Belinda non ha bisogno di accostamenti scomodi, ma solo di giocare. E vincere, cosa che farà molto presto.