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Calcio e altri Sport

Pagelle/ Us Open 2014: i voti ai protagonisti del torneo. Cilic da urlo, rimpianto Federer (tennis)

Marin Cilic con il suo primo trofeo dello SlamMarin Cilic con il suo primo trofeo dello Slam

 Avremmo voluto dargli un 9 pieno, ma lo avremmo fatto se avesse vinto il quarto di finale. Ha avuto sulla racchetta due palle per far fuori Federer, arrivare alla seconda semifinale Slam (a sei anni dalla prima) e giocare da favorito (forse) per andare al lunedi del titolo; lì però è arrivato il vero Roger, ed è tornato il Monfils incerto e pasticcione che non aggiunge solidità e incisività al suo spettacolare atletismo. Peccato: è una colpa, sulla quale dovrà meditare. Ma nulla toglie al suo grande torneo: è arrivato al quinto turno senza perdere un set e distruggendo avversari come Gasquet e Dimitrov, poi è salito 2-0 contro il Re con facilità disarmante. Gli è mancato quel tocco in più; che però, purtroppo per lui, è quello che distingue gli ottimi giocatori dai campioni. 

 Cos’è successo al buon Andy? Campione a New York due anni fa, lo avevamo lasciato trionfante nella “sua” Wimbledon con la consapevolezza che fosse arrivata la sua era. Torniamo un anno e mezzo dopo e lo troviamo numero 10 del mondo (mai così in basso dal 2008) ed eliminato ai quarti. Certo, da Djokovic: ma lo scozzese che non mollava un centimetro e aveva colmato il gap rispetto agli altri tre non c’è più. Un po’ conta la schiena, una delle parti del corpo più infide; un po’ conta forse il fatto che il suo tennis è sì martellante e costante, ma spesso manca del colpo risolutore. E dire che aveva triturato Tsonga vendicando la sconfitta di Toronto, e mostrato di poter tornare a giocarsi uno Slam; così non è stato, l’amicone Nole lo ha surclassato senza pietà. 

 Un passo indietro, anzi due. Mettiamola così: è come se il bulgaro avesse perso un anno della sua carriera. E’ tornato a quando si parlava di lui come di uno straordinario talento che non aveva continuità e non riusciva a fare il salto di qualità; più o meno a dopo Madrid 2013 e quella vittoria su Djokovic che non aveva avuto seguito. La semifinale a Wimbledon? Cancellata. La semifinale a Toronto? Mai esistita. E’ arrivato agli ottavi senza dover fare straordinari; ha incrociato Monfils, e ha finito per perdere in tre set. Ci sta venire battuti dal francese di oggi, ma non così: ha giocato male, senza un guizzo o uno scatto, quasi arrendevole. Ormai è costantemente nella Top Ten; deve trovare la costanza nel rendimento ed elevare il suo standard di gioco, altrimenti la sua carriera rischia di avere poche ondate in un mare piatto di ottimo livello senza vittorie importanti. 

 Frantumato da Cilic ai quarti, il ceco ha perso un’altra occasione. Lo diciamo da anni: Berdych è stato nel corso di questo lungo periodo il numero uno degli outsider, l’unico (insieme a Del Potro, il cui polso però ha spesso la meglio) in grado di sostenere la battaglia con i Big Four. Lo aveva dimostrato a Wimbledon, lo aveva dimostrato a New York quando aveva battuto Federer. Eppure anche a lui, come a Murray, manca sempre qualcosa; è un giocatore che in particolare sul cemento martella senza pietà e può risultare imbattibile, ma quando arriva il momento di stringere la vite non ce la fa. Ormai ha 29 anni, e di occasioni potrebbero non arrivarne tante altre; rischia di essere ricordato come uno dei primi dieci al mondo che però non ha mai dato troppo fastidio a chi gli stava sopra.