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SERIE A/ News, il bilancio di metà stagione: sorprese, delusioni e rivelazioni del girone d'andata

La Juventus è campione d'inverno (Infophoto) La Juventus è campione d'inverno (Infophoto)

 La classifica parla chiaro: 9 punti dopo 19 giornate, cambia poco che il Parma ne avrebbe 10 sul campo. Una non ha saputo adeguarsi al salto di categoria, l’altra ha forse rimandato oltre misura i problemi economici e di società; risultato, ultimo posto e distanza dalla salvezza già semi-incolmabile. Il calciomercato di gennaio potrebbe sistemare qualcosa; riguarda più che altro il Cesena che non ha una rosa all’altezza e non vince dalla prima giornata. Il Parma certamente ha perso molto rispetto allo scorso anno (Marchionni, Parolo, Biabiany fuori a oltranza) e ha avuto tanti infortuni ma ha gli uomini e l’allenatore per salvarsi; tuttavia giocare senza ricevere lo stipendio non è mai facile. Adesso c’è una nuova proprietà: per ora i risultati languono comunque, ma le somme si tireranno a fine maggio. 

 Storie diverse, difficoltà simili. Il Cagliari aveva aperto alla suggestione Zeman ma il boemo ha fallito, vuoi per colpe proprie o per una società ancora giovane e inesperta (ma alcuni dei giocatori li ha voluti lui); il Verona aveva forse fatto più dell’aspettato lo scorso anno, così le aspettative non sono state confermate. Il girone di ritorno deve portare al riscatto: con l’arrivo di Zola si è vista se non altro una sterzata dal punto di vista dell’orgoglio, mentre Mandorlini ha saputo cambiare modulo e adattarsi a rosa e contingenze. Per ora rimandate: sotto la sufficienza ma con possibilità di superare l’esame di riparazione. 

 D’accordo, ci sono i 13 gol del capocannoniere Tevez. Ma il vero MVP del girone d’andata è il francese: non tanto per i 5 gol segnati quanto per lo strapotere fisico, tecnico e atletico in mezzo al campo. Lo Juventus Stadium ha cantato “non si vende Pogba”: la definitiva esplosione è arrivata, oggi è un top player e come tale viene trattato e cercato sul mercato. Si vedrà a fine stagione: certo se la Juventus deciderà di cederlo dovrà essere brava a farsi pagare fino all’ultimo centesimo, perchè uno così non passa tutti i giorni e perderlo significa dover ricostruire in qualche modo. Per ora Allegri se lo gode sul campo.

 Prima di iniziare la stagione aveva segnato un solo gol in Serie A, e nel campionato cadetto aveva latitato facendo vedere ogni tanto di avere qualche talento. Alla fine del girone d’andata ha segnato 10 gol: rendimento spaventoso per un giocatore che adesso Zamparini coccola e sul quale può realizzare una fantastica plusvalenza sulla scia di quanto fatto per Pastore. Stupisce la maturità con cui gioca: sempre a testa alta, con tanta tecnica e parlando molto con i compagni (in particolare Vazquez), poi quando arriva in area è un cecchino. A 21 anni può solo migliorare.

 Ennesima scoperta dell’Empoli (ci è arrivato a 6 anni), la Juventus ci ha visto giusto e lo ha acquisito in comproprietà, parcheggiandolo in Toscana e aspettando il momento giusto per riscattarlo. Può essere già a giugno: Rugani sta stupendo tutti per il rendimento che a soli 20 anni sta garantendo in Serie A. Senso della posizione, anticipi, personalità e qualche gol (2) quando si spinge in avanti; si è guadagnato anche la prima convocazione in Nazionale. Per distacco il miglior talento verde che abbiamo in casa, nomination anche per il tridente del Sassuolo (Berardi-Zaza-Sansone) e per Manolo Gabbiadini, che ora si deve confermare a Napoli.

 Arrivato con squilli di tromba come il salvatore della patria Milan, è ripartito dopo 6 mesi con un bilancio di 10 partite (spesso spezzoni) e un gol (a Empoli). Beffa delle beffe, appena tornato all’Atletico ne ha messi due contro il Real Madrid. Ha sbagliato Inzaghi a non valorizzarlo? Era lui fuori forma? Si è trattato di un acquisto sbagliato per tempi e necessità tattiche? Non conosciamo la verità fino in fondo, certo è che lo spagnolo poteva essere un craque e invece si è rivelato un bidone. A Milanello non lo rimpiangono, a meno che Cerci non faccia peggio di lui…

 C’erano tanti dubbi in estate sulla Lazio. Acquisti così così (Djordjevic era una scommessa, Braafheid quasi un ex giocatore, De Vrij un giovane di talento ma tutto da scoprire) e rosa che non sembrava essere più competitiva di quella che l’anno scorso era arrivata nona. Le prime quattro giornate sembravano confermare l’andazzo: una vittoria e tre sconfitte e Pioli già in discussione. Poi è cambiato tutto, e sono tanti i meriti di un allenatore che nonostante gli infortuni ha saputo valorizzare il gruppo e far esplodere un Felipe Anderson che sembrava perso e un Djordjevic che ha fatto venire il mal di pancia a un certo Klose. In più il rendimento di Mauri, il rilancio di Lucas Biglia e la crescita di De Vrij: oggi la Lazio è quinta con merito e se può sognare la Champions League lo deve anche al suo tecnico. Evidentemente i fasti di Bologna non erano un episodio isolato. 

(Claudio Franceschini)

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