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SERIE A/ News, il bilancio di metà stagione: sorprese, delusioni e rivelazioni del girone d'andata

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La Juventus è campione d'inverno (Infophoto)  La Juventus è campione d'inverno (Infophoto)

SERIE A, IL BILANCIO DI META’ STAGIONE - Il girone di andata della Serie A 2014-2015 è terminato. E’ il momento giusto per un primo bilancio a bocce ferme: la proiezione dei punti totalizzati fino a qui sulla stagione intera è già indicativa, ma qui vogliamo più che altro assegnare qualche giudizio rispetto a quanto si è visto finora. Squadre rivelazioni e delusioni, giocatori che hanno stupito e altri che si sono nascosti; non una scienza esatta ma un modo come un altro per raccontare il campionato a oggi e anticipare, possibilmente, quello che verrà. 

LA REGINA: JUVENTUS Partiva con un grosso punto di domanda: l’addio di Antonio Conte, ispiratore dei tre scudetti consecutivi. Massimiliano Allegri è arrivato in punta di piedi; contestato in quanto ex Milan, e con un esonero ancora fresco da cancellare. Per ora ha ragione lui: ha 46 punti che sono appena 6 meno dello strabiliante passo dell’anno scorso, la sua squadra ha segnato 42 gol subendone 9 e dà la sensazione di avere se possibile ancora più fame. Ha cambiato modulo non subito, ma sapendosi adattare in corsa senza stravolgere; e i fatti lo supportano. Svolta da campione d’inverno a +5 sulla Roma, ha vinto in casa di Milan, Lazio e Napoli: presto per dire se la Juventus sarà campione d’Italia ma per ora le cose funzionano. Con due dubbi: il ritorno della Champions League e una certa propensione a buttare via i vantaggi acquisiti (Sampdoria e Inter).

LA SORPRESA: PALERMO Diciamo la verità: quando è iniziata la stagione, a leggere la rosa ci credevano in pochi. Tanto che Iachini era in pole position tra gli allenatori a rischio esonero, e la squadra veniva data per semi-spacciata. Bene: alla fine dell’andata si ritrova ottavo con le milanesi, a -7 dal terzo posto e -5 dall’Europa. Ha l’attacco più divertente del campionato, ha trovato solidità dietro con il rientro di Gonzalez, gioca sempre a viso aperto e soprattutto fa i risultati. Nelle ultime undici ha centrato 20 punti: la salvezza è dietro l’angolo ma questa squadra può togliersi tante soddisfazioni in più. 

LA SCOPERTA: SAMPDORIA Che Sinisa Mihajlovic fosse bravo si era capito quando aveva salvato una squadra sull’orlo del precipizio lo scorso anno. Ma adesso ha fatto ancora di più: l’ha portata al terzo posto e a sognare la Champions League. E’ lo stesso gruppo del 2013-2014; anzi, ha perso Gabbiadini strada facendo e deve convivere con qualche acciacco di troppo in difesa. Eppure è un caterpillar: imbattuto in casa (solo Juventus e Roma lo sono), ha la terza miglior difesa del torneo e quando ci giochi contro hai sempre la sensazione che anche le cose più semplici non ti riusciranno. Il difetto è la poca proposizione in attacco; se Eder gira poco il contropiede risulta meno efficace. Tuttavia merita di stare dov’è, e chissà che non possa fare questa corsa fino al termine della stagione. 

LA SPERANZA: SASSUOLO Speranza in questo senso: che sempre più squadre in Italia seguano questo esempio. C’è l’errore originale: Di Francesco era stato esonerato. La società però è stata brava a tornare sui suoi passi (“aiutata” anche da risultati pessimi da parte di Malesani) e il frutto del dietrofront risiede nei 25 punti in classifica, undicesima posizione a +9 sul terzultimo posto. Il Sassuolo diverte e fa divertire, gioca in modo offensivo, cerca sempre il gol; ha tanti giovani che faranno carriera (da Berardi a Zaza, da Vrsaljko a Sansone) e soprattutto ha un’impronta del tutto italiana. Certo è “provincia” e non centro dell’Impero, ma poco conta: i neroverdi stanno insegnando che anche senza stelle si può essere soddisfatti. 

PREMIO ALL’ESTETICA: EMPOLI La classifica non dice tutto: l’Empoli ha 19 punti e rischia la retrocessione, ma a guardarlo giocare non si direbbe affatto. In campo tutti sanno sempre cosa fare, Sarri ha disposto un 4-3-1-2 efficace che ha l’unico difetto di non sfruttare appieno tutte le occasioni create (e alla lunga si può pagare); la società, da sempre attenta al vivaio, quando si è trovata in Serie B ha scelto di non puntare subito alla risalita (quindi riempiendosi di mestieranti in prestito senza progettualità) ma ha invece investito sul settore giovanile (Saponara ora tornato, Pucciarelli, Signorelli, Tonelli) andando poi a scegliere giovani o elementi a poco prezzo da far crescere e inserire (Valdifiori e Croce su tutti). Risultato? Squadra spumeggiante e divertente e un progetto che può essere ancora migliorato. Merita la salvezza, è fuor di dubbio. 

LA DELUSIONE: MILAN E INTER Entrambe hanno 26 punti; la classifica ci dice che il Milan ne ha 4 in più della disastrosa andata dello scorso anno, mentre l’Inter ne ha persi 6. Problemi diversi ma di matrice simile: l’incapacità di progettare un futuro quando le cose andavano decisamente meglio. D’accordo l’addio in massa dei senatori e la vendita dei pezzi pregiati (Milan), d’accordo il cambio di proprietà e la necessità di riassestarsi (Inter); tuttavia vedere le milanesi a -7 dal terzo posto e in seria difficoltà sul campo apre diversi interrogativi. Il gioco latita: se l’operato di Mancini va ancora giudicato in profondità (ora è troppo presto), si è capito chiaramente che quello di Inzaghi è al momento sotto la sufficienza, che un gioco non c’è e che probabilmente il suo modulo non è supportato dagli interpreti. Entrambe peccano in mediana: non c’è un singolo giocatore che sappia verticalizzare o anche solo dare respiro alla manovra. C’è tutto un girone per migliorare e farci capire che il giudizio era troppo lapidario, ma a oggi il voto è negativo per forza di cose. 

 

 



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