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Calcio e altri Sport

SERIE A TABELLINI 11^ GIORNATA/ Assist, marcatori, sostituzioni, ammoniti, espulsi. Lazio-Milan 1-3 (domenica 1 novembre 2015)

Serie A, tabellini delle partite della undicesima giornata: assist, marcatori, sostituzioni, ammoniti, espulsi. Gli anticipi e gli incontri di oggi (domenica 1 novembre 2015)

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Il Milan torna dall'Olimpico con l'intera posta in palio, dopo aver dominato e vinto 3-1 contro la Lazio di Pioli. Avvio di gara equilibrato, i rossoneri però danno l'impressione di voler maggiormente la vittoria. All'undiciesimo arriva la prima occasione della partita, con un destro di Bonaventura che si spegne alto. La Lazio comincia ad annaspare e al ventiquattresimo il Milan passa con Bertolacci, abile ad insaccare dalla distanza ravvicinata una respinta corta di Marchetti. Gli uomini di Mihajlovic continuano a premere, i capitolini non riescono a scuotersi e al trentasettesimo rischiano lo 0-2 sul mancino di Cerci che si stampa sul palo. Nel finale di frazione ci prova Anderson per la Lazio, ma il suo tiro è troppo debole per impensierire Donnarumma. La ripresa si apre con il bis dei rossoneri, realizzato dal neoentrato Mexes, lesto ad antcipare di testa Marchetti e a firmare il due a zero sugli sviluppi della punizione di Bonaventura. La Lazio perde la bussola, Pioli decide così di inserire Kishna. Sono però i rossoneri ad avere in pugno la gara e al settantanovesimo il Milan va sul tre a zero con Bacca, freddissimo nel superare Marchetti e nel depositare in rete il lancio al bacio del solito Bonaventura. Nel finale Kishna prova ad intiepidire il brusio dell'Olimpico con un mancino che non lascia scampo a Donnarumma: è il gol della bandiera, finisce tre a uno per il diavolo che vola al quinto posto in classifica. (Jacopo D'Antuono

Carpi-Verona finisce 0-0: le due squadre che occupano l'ultima posizione nella classifica di Serie A non riescono ad avere ragione l'una dell'altra e perdono una bella occasione per rialzare la testa. Partita comunque bella e vibrante; il Verona l'ha forse condotta maggiormente secondo le statistiche, ma il Carpi ha avuto le occasioni migliori. Rafael Andrade si è dimostrato l'uomo partita quando ha fermato una conclusione a botta sicura di Lasagna che, favorito da un rinvio sbagliato di Rafa Marquez, si era presentato a tu per tu con il portiere brasiliano. 

Il Bologna fa bottino pieno alla prima in panchina di Roberto Donadoni che ha sostituito in settimana Delio Rossi. I felsinei vengono fuori nella ripresa sbloccando la gara con una rete di Emanuele Giaccherini, raddoppiando con Mattia Destro che finalmente si sblocca segnando il primo gol in campionato e chiudendo la partita con un tiro da fuori di Franco Brienza. Bologna che sale così a quota 9 punti, sempre in zona retrocessione ma con più fiducia; l'Atalanta resta invece a 17 punti.

Il primo tempo termina a reti inviolate. Il Napoli inizia forte con Callejon che scalda subito i guantoni di Perin: Ansaldi abbocca alla finta dello spagnolo che rientra con il mancino e lascia partire un tiro deviato in corner dal portiere rossoblù. La reazione del Genoa sta tutta in un tiraccio sballato dal limite di Laxalt che non riesce ad inquadrare lo specchio della porta. Gli uomini di Gasperini si sono visti poco in attacco ma in compenso hanno corso tantissimo per limitare il gioco di Sarri: obiettivo completato a metà. Già, perché se il pressing è andato a buon fine (annullati Jorginho, Allan ed Hamisk), non altrettanto bene si può parlare della fase difensiva. Al 28' dormita collettiva del pacchetto arretrato del Genoa che regala un'autostrada a Mertens: il belga entra in area e scarica un velenoso tiro-cross terminato di poco sul fondo. Prima dell'intervallo il Genoa perde due giocatori: escono per infortunio Munoz e Dzemaili per far spazio rispettivamente a Izzo e Ntcham. Nella ripresa i ritmi cambiano totalmente. La gara si fa piacevole e assistiamo a occasioni da una parte e dall'altra. Le più clamorose: al 57' Ntcham perde un pallone velenoso e favorisce il contropiede di Insigne (entrato al posto di Mertens) che apre per Callejon sulla destra. Il diagonale dello spagnolo termina a lato di poco. Al minuto 76 ancora Insigne protagonista: l'attaccante scodella dal limite dell'area un assist al bacio per Hamsik che da posizione favorevolissima si fa neutralizzare il tiro da Perin in uscita. Nel finale Pavoletti elude l'intervento di Reina, mette in mezzo un rasoterra per il tap-in di un compagno ma in area non c'è nessuno; dalla parte opposta Gabbiadini ci prova da punizione. Perin è attento e si salva. Lo stesso portiere del Genoa è bravo anche in pieno recupero sulla parabola dalla lunga distanza di Insigne. Il Napoli viene bloccato sullo 0-0 e fallisce l'aggancio alla vetta della classifica.

Termina 0-0 l'incontro allo stadio Friuli tra l'Udinese padrone di casa e il Sassuolo. Nel primo tempo partita partita piuttosto sottotono con i padroni di casa che provano a prendere l'iniziativa, approfittando dei tanti sbagli commessi dai giocatori del Sassuolo che non sembrano in grado di ripetere la buona prestazione contro la Juventus. Tuttavia l'occasione da gol più ghiotta ce l'ha avuta l'undici di Di Francesco che, approfittando di uno svarione della difesa friulana, colpisce il palo con Floro Flores. Dopo aver rischiato lo svantaggio, l'Udinese torna in attacco e cerca di mettere pressione agli avversari, ma senza trovare una soluzione vincente con i suoi interpreti migliori, ossia Bruno Fernandes, Théréau, Di Natale e Ali Adnan che avanzano spesso palla al piede e si avvicinano alla porta di Consigli, ma senza metterlo veramente a dura prova. Nella ripresa le emozioni non aumentano, le due squadre si rendono pericolose solamente su calcio piazzato, e senza creare veri e propri pericoli. Colantuono prova a dare la scossa ai suoi inserendo Perica, Widmer e Aguirre al posto di Ali Adnan, Di Natale e Théréau, i nuovi entrati cercano di fare la differenza ma ogni volta si ritrovano davanti un muro eretto dalla difesa del Sassuolo. Nelle fasi conclusive dell'incontro i ritmi si fanno più frenetici, è sempre l'Udinese a crederci di più e ad andare vicino al gol con una conclusione di Lodi nel recupero, ma il Sassuolo stringe i denti e riesce a difendere lo 0 a 0 al termine di una gara in cui l'undici di Di Francesco non ha brillato, anzi, è sembrato la brutta copia di quello che qualche giorno fa ha battuto la Juventus. In classifica i neroverdi salgono a 19 punti, rimanendo da soli al quinto posto in attesa del posticipo Lazio-Milan; Udinese a quota 12 punti, con la zona retrocessione che però si avvicina per via del successo del Bologna ai danni dell'Atalanta.

La Fiorentina travolge il Frosinone nell'anticipo dell'undicesima giornata di Serie A e si riporta in vetta alla classifica raggiungendo l'Inter. La squadra di Sousa vince con il punteggio di 4 a 1 e si conferma una seria candidata per la conquista dello Scudetto. I viola partono subito con il piede schiacciato sull'acceleratore: Badelj ci prova dal limite ma il suo destro sfiora il palo, Babacar tenta prima con un destro rasoterra e poi con una voleé sugli sviluppi di un calcio d'angolo, ma in entrambe le occasioni il portiere brasiliano Zappino si supera e legittima la scelta di Stellone di lasciare in panchina Leali. La chiave di volta del match arriva al 24', quando un tentativo di cross di prima da parte di Rebic finisce per sbloccare il risultato trovando impreparato un incolpevole Zappino, che si vede scavalcare da una parabola imparabile e imprevista. Un minuto più tardi è ancora il croato a rendersi pericoloso e a cercare il gol d'autore, ma il suo sinistro potente dal limite dell'area finisce sul palo. Trascorrono pochi minuti e al 29' arriva il raddoppio toscano, figlio di uno splendido colpo di tacco di Gonzalo Rodriguez sugli sviluppi di un calcio di punizione dalla trequarti calciato da Mati Fernandez. L'ondata viola rischia di travolgere la compagine ciociara, che in preda al panico regala anche un calcio di rigore ai ragazzi di Sousa, con Diakité che atterra ingenuamente l'onnipresente Mati Fernandez. Dal dischetto si presenta Babacar, che dagli undici metri si prende la rivincita su Zappino e sceglie il cucchiaio per trasformare il penalty che porta la Viola sul 3 a 0. Nonostante Halloween sia stato ieri, prosegue il primo tempo horror di Diakité, il quale sbaglia il disimpegno in direzione di Chibsah regalando il pallone a Mario Suarez, che avanza palla al piede e trafigge Zappino per la quarta volta in 45'. Nel secondo tempo il match di campionato si trasforma in un'amichevole d'allenamento: gli allenatori effettuano molti cambi e sperimentano diverse soluzioni tattiche. I pericoli per la porta di Zappino sono rappresentati in particolare da Rossi e Verdù, che di sinistro si vede dire di no dalla traversa. Come nota particolare va segnalato l'esordio in Serie A del giovane terzo portiere gigliato Lezzerini, entrato in campo al posto di Tatarusanu per decisione di un Paulo Sousa che dimostra di essere sensibile a tutte le esigenze del gruppo. Il Frosinone si sveglia soltanto nel finale, quando l'attenzione della Fiorentina cala fisiologicamente: il neo-entrato Longo prima si fa beffe di Gonzalo Rodriguez e poi, una volta in area, vince il contrasto con Lezzerini in uscita bassa e serve con un pizzico di fortuna il capitano Frara che trova il gol della bandiera. Nel finale c'è tempo anche per una traversa ciociara, con Verde che dal limite dell'area manca di poco il gol d'autore al volo. Il match termina così tra la soddisfazione del pubblico di Firenze, finalmente in lotta per traguardi che fino a qualche anno fa rappresentavano delle utopie. Il Frosinone resta invece a quota 10 punti, in quartultima piazza, ma almeno per questa domenica, resterà al di sopra della zona retrocessione. (Dario D'Angelo)

L'Inter si prende la vetta della classifica grazie al successo di uno a zero ottenuto a San Siro contro la Roma allenata da Rudi Garcia. I giallorossi partono meglio e mettono pressione ai padroni di casa con Salah e Gervinho sulle corsie esterne. I ritmi non decollano, per la prima vera occasione da rete bisogna aspettare il quarto d'ora quando Digne serve Dzeko, il cui colpo di testa viene respinto da Handanovic. Sul capovolgimento di fronte è l'Inter a rendersi pericolosa con un tentativo di Brozovic che per poco non inganna Szczesney. Alla mezzora passano i padroni di casa: Medel porta palla per vie centrali e scarica una rasoiata angolata che si infila in rete: 1-0 Inter. La beneamata spinge e nel finale di frazione ci riprova con Brozovic e Guarin. Nella ripresa i capitolini cercano subito di scuotersi ma trovano un super Handanovic che respinge sul colpo di testa di Dzeko.Il match si infiamma e l'estremo difensore dell'Inter è di nuovo protagonista con una tripla parata nel giro di pochi secondi: risponde presente sul tiro di Florenzi da fuori, sulla ribattuta di Salah e sul rimapllo di Murillo. Attorno al settantesimo però la Roma resta in dieci per l'espulsione di Pjanic per somma di ammonizione. I padroni di casa sfruttano la superiorità numerica e si rendono pericolosi con una bella girata di Brozovic. Gli uomini di Garcia non si arrendono ma l'assedio finale è sterile. Trionfa il Meazza nerazzurro.

Per dimenticare il brutto KO di Sassuolo, alla Juventus non serviva una serata qualsiasi: vincere ancora, per il secondo anno consecutivo, il derby all'ultimo minuto di recupero in effetti può bastare... Da Pirlo a Cuadrado, nel mezzo – a dir poco – una vita calcistica. Un triplete sfiorato, un nuovo ciclo aperto proprio da partenze ed acquisti eccellenti, le polemiche sulla "nuova" Juve (anche dall'interno, vedi Buffon). Poi ecco il colpo di spugna, al terzo minuto di recupero della sfida al Toro, con assist dell'uomo più discusso – Alex Sandro – e tap in di un altro simbolo della rivoluzione tecnica bianconera. Prima, in ordine temporale e tornando dal 93° al fischio d'inizio, il mancino di Bovo aveva tramortito un osso duro come Buffon, di lì a poco decisivo due volte sui colpi di testa di Glik. Un passo indietro ulteriore e Pogba, trovando un tiro finalmente e pienamente alla Pogba, accendeva la serata dello Stadium, già luccicante per le coreografie da stracittadina. Insomma, spettacolo completo, partito un po' in ritardo ma che non ha deluso le attese tirando le somme dopo il minuto 94: ora Juve e Toro sono alla pari, a 15 punti in classifica. E per nessuna delle due, nemmeno per i bianconeri – insolitamente sull'orlo di una crisi di nervi in questa stagione – ci sono obiettivi primaverili preclusi.