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Mondiali sci 2015/ Vail Beaver Creek, il bilancio femminile: il regno di Fenninger e Maze, la favola Strachova, l'Italia ferita

(dall'account facebook.com/fisalpine) (dall'account facebook.com/fisalpine)

 Premessa d'obbligo: ai Mondiali 2013 ha subito un infortunio terribile e c'erano dubbi addirittura sulla sua carriera. E' tornata, ha fatto un paio di gare ma ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi; fuori un altro anno. Che fosse al cancelletto di partenza a Beaver Creek era tutto fuorchè scontato, perciò che abbia vinto un bronzo (che per 15 centesimi non è stato un oro) è un risultato pazzesco, che certifica quanto Lindsey Vonn sia effettivamente una super campionessa. Però... però gli americani si aspettavano da lei che dominasse; e anche noi. Che salisse sul podio in entrambe le gare di velocità, che anzi le vincesse, perchè dopo tutto in Coppa del Mondo si è già presa cinque vittorie quest'anno. Invece no: quinta in discesa, fuori in combinata, grande rimonta nel gigante (chiuso al quattordicesimo posto) che non era comunque la sua gara e ha fatto quasi per sfizio. Ha deluso? Difficile dirlo con un bronzo al collo, ma considerando chi è, il record che ha centrato poco fa a Cortina e le aspettative allora sì, Lindsey Vonn poteva e doveva fare di più.

 Se cercavamo le due favole di questi Mondiali, eccole. Sarka Strachova era oro mondiale a 22 anni appena compiuti; vinceva altre due medaglie nelle edizioni successive, ma poi ha avuto un problema gravissimo (una massa nel cervello), è stata in coma artificiale per qualche giorno e ha rischiato non solo di non sciare più, ma anche qualcosa di ben più grave. Il suo bronzo nello slalom la ripaga di tante sofferenze e ne conferma le capacità tra i paletti stretti, già tornate in Coppa del Mondo (seconda a Kuehtai e quasi sempre nelle dieci). Jessica Lindell-Vikarby forse non ha mai avuto tutto questo talento, ma il bronzo nel gigante a 31 anni, sulla stessa pista in cui aveva vinto la sua seconda e finora ultima gara in Coppa del Mondo (dicembre 2013) è un successo che ricorderà per sempre e che sigilla una carriera di alto livello senza mai raggiungere il picco.

 A conti fatti non possiamo parlare di delusione. Anzi: purtroppo dalla squadra azzurra femminile non ci aspettavamo poi risultati strepitosi, e la sfortuna del resto ci ha colpito ancor prima di partire (vedi la botta presa da Daniela Merighetti a Cortina, con tanto di frattura alla mandibola). Torniamo a casa senza medaglie: non succedeva dal 1999, ironia della sorte (o forse no?) proprio a Vail/Beaver Creek. Certo speravamo nel colpo grosso delle sorelle Fanchini (Elena aveva pur sempre vinto la discesa di Cortina un mese fa); magari pensavamo che Federica Brignone ci regalasse una medaglia nel gigante. Da rimproverare però c'è poco: le avversarie erano pazzesche, e Federica ha sbagliato in un punto che ha tradito Lara Gut e Eva-Maria Brem (cioè la leader di specialità in Coppa del Mondo), e come ha detto lei stessa stava andando a tutta. E' certo un peccato che sia successo ai Mondiali; pressione o meno, può capitare. Restano allora alcuni highlights: il decimo posto di Elena Curtoni in super-G che è l'anticamera – speriamo – di un grande ritorno; l'ottavo di Francesca Marsaglia in combinata, e la prima manche del gigante di Marta Bassino che, all'esordio iridato, era ottava prima di spianarsi sulla neve nella seconda. Bagliori di un futuro che potrebbe essere radioso, anche perchè si sa: nello sci alpino a fare la differenza può essere un dettaglio minimo.

(Claudio Franceschini)

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