BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

Mondiali sci 2015/ Vail Beaver Creek, il bilancio femminile: il regno di Fenninger e Maze, la favola Strachova, l'Italia ferita

Pubblicazione:lunedì 16 febbraio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 16 febbraio 2015, 14.17

(dall'account facebook.com/fisalpine) (dall'account facebook.com/fisalpine)

MONDIALI SCI ALPINO 2015 VAIL BEAVER CREEK, IL BILANCIO DELLE GARE FEMMINILI - A Mondiali di sci alpino 2015 conclusi, è tempo di bilanci. Delle gare maschili parliamo in altra sede (clicca qui per approfondire); le competizioni femminili non hanno forse avuto quell’imprevedibilità che le avrebbe rese epiche (nessuna outsider ha centrato il risultato storico) ma andandole a rivedere con la mente ci rendiamo conto che sono state bellissime. Ci hanno regalato per esempio un super-G pazzesco con le tre atlete sul podio divise da 15 centesimi (e le prime quattro in 25); una discesa libera risolta da due centesimi, un gigante nel quale le condizioni della neve hanno rischiato di stravolgere la prima manche e quasi l’hanno fatto. Per quanto riguarda le grandi protagoniste, le delusioni e le sorprese, ricapitoliamo brevemente quanto successo a Vail/Beaver Creek.

ANNA FENNINGER Avesse centrato il podio anche in combinata il suo Mondiale sarebbe stato perfetto. Invece è arrivato un quarto posto; che non le toglie nulla, anzi se possibile aumenta la sensazione di onnipotenza della venticinquenne austriaca. Tre medaglie, di cui due ori; in discesa la Maze si è ripresa quanto aveva perso nel super-G e le due se la sono giocate sul filo dei centesimi (tre da una parte, due dall’altra). Nel gigante ha rischiato di vanificare una seconda manche da lezione di spazzaneve (tanto era il vantaggio), non si sa come è rimasta in piedi senza saltare la porta e quando è arrivata in fondo aveva dato 1’’40 alla seconda. Lei ha detto “è incredibile, ha funzionato tutto”; noi diciamo che è imbarazzante il modo in cui sale di livello quando conta. Che è poi quello che distingue gli ottimi atleti dai campioni. Deve recuperare 184 punti in Coppa del Mondo: occhio, perchè nella seconda parte di stagione cambia passo. Come ha dimostrato.

TINA MAZE Più o meno come a Schladming 2013: inizio spaventoso e dominio incontrastato, poi un finale in calo con quinto posto nel gigante e ottavo nello slalom. Ci sta perchè fare cinque gare in due settimane sfiancherebbe chiunque, però anche così ci si aspettava di più nelle prove tecniche. Resta che ancora una volta ha dimostrato di avere ormai raggiunto uno status di campionessa a tutti gli effetti: non una che vince qualche gara o qualche coppetta (e sarebbe già tanto), ma una che quando arrivano le medaglie passa dalla portineria, ne raccoglie qualcuna e se ne va. Due ori e un argento; come la Fenninger, con cui ha perso al fotofinish il super-G e ha vinto al fotofinish la discesa. Che abbia demolito la sua arci-rivale Lindsey Vonn è secondario; siamo certi che dentro non è del tutto soddisfatta per le ultime due gare. Però come commiato (dovrebbe essere la sua ultima stagione) tre medaglie mondiali tanto male non sono, anche perchè portano il totale a 9; se ci aggiungerà anche la seconda Coppa del Mondo, chapeau e ovazione. A profusione.

MIKAELA SHIFFRIN Vero: ha steccato il gigante, pagando una pessima prima manche e rimontando solo nel finale. Vero: torna a casa con una sola medaglia. Però, però… però ha disputato solo due gare (a parte quella a squadre), però quella medaglia è un oro, però è già la seconda ai Mondiali e però, soprattutto, ha 19 anni. Non scherziamo: Mikaela Shiffrin è un fenomeno. Aveva tutto un Paese a ruggire dietro di lei, un popolo già certo del suo trionfo e reso ancor più esigente dal flop di Lindsey Vonn; magari un’altra adolescente avrebbe inforcato alla terza porta, o sarebbe scesa al rallentatore con la paura di sbagliare. Lei si chiama Mikaela Shiffrin: ha illuminato di rosso i primi due intertempi della seconda manche, poi ha cambiato marcia e arrivederci alla pur bravissima Frida Hansdotter. Al traguardo non ha nemmeno esultato, come se lo sapesse già; che sia così o meno, ha due ori mondiali e uno olimpico prima dei 20 anni. Auguri alle altre, non immaginiamo il momento in cui - arriverà, lo ha detto lei - si dedicherà anche alla velocità.

LARA GUT Torna a casa con il bronzo della discesa, che è la sua quarta medaglia mondiale; ma l'oro no, quello non l'ha ancora preso; resta quello che la separa dalla grandezza assoluta, pur se a 23 anni ne ha ancora tutto il tempo. Per adesso continua a mancare i grandi appuntamenti; qualcuno dirà che stare dietro a due fenomeni come Maze e Fenninger, e finire nelle dieci in tre gare su quattro (ha steccato davvero solo il gigante, che non è nemmeno il suo punto di forza) sarebbe il sogno di tre quarti delle sciatrici professioniste; siamo però convinti che lei non sia pienamente soddisfatta del suo risultato, e quando sei da tempo predestinata e il vero salto di qualità tarda ad arrivare è anche giusto che sia così. Rimane una medaglia iridata da mettere in bella mostra, e la certezza che ci sia lei dopo le migliori. Quelle, però, sono ancora un gradino sopra.


  PAG. SUCC. >