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Mondiali sci 2015/ Vail Beaver Creek, il bilancio maschile: Hirscher dominatore a metà, il giardino di Ligety e il flop azzurro

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Marcel Hirscher (Infophoto)  Marcel Hirscher (Infophoto)

MONDIALI SCI ALPINO VAIL BEAVER CREEK 2015: IL BILANCIO MASCHILE – Si sono chiusi ieri i Mondiali 2015 a Vail Beaver Creek. Se in campo femminile due stelle hanno brillato sopra tutte (clicca qui per approfondire), in campo maschile è più difficile identificare un dominatore. In copertina potremmo mettere Marcel Hirscher, che comunque torna a casa con due ori e un argento: i successi però sono arrivati in combinata (con la fortuna di partire per primo in slalom) e nella gara a squadre, mentre tra gigante e slalom ha ottenuto “solo” un argento, poco per consacrarlo dominatore: pesa soprattutto l'errore in slalom, dopo avere chiuso in testa la prima manche. Il gigante è stata la gara che più di tutte ha mantenuto le previsioni: sul podio i tre migliori e vittoria a Ted Ligety, che sulla Birds of Prey è praticamente imbattibile, anche nella stagione migliore di sempre per Hirscher nella specialità. Una citazione d'obbligo va fatta per Jean Baptiste Grange, un campione frenato da troppi infortuni negli scorsi anni: l'ultima vittoria risaliva al Mondiale di Garmisch 2011, torna al successo dopo quattro anni e la proprio di nuovo ai Mondiali, una sorta di risarcimento da parte della sorte che troppo spesso gli aveva voltato le spalle. Le gare veloci invece sono state ricche di sorprese, a parte la vittoria di Hannes Reichelt in super-G: l'austriaco è stato l'unico dei big a portare a casa un successo, Kjetil Jansrud si salva solo in piccola parte con l'argento della combinata, Matthias Mayer e purtroppo Dominik Paris tornano a casa a bocca asciutta. Degli azzurri parleremo, prima però va ricordato il successo di Patrick Kueng in discesa, l'oro della gara regina torna in Svizzera dopo ben 18 anni. Non un carneade (due vittorie in Coppa del Mondo tra cui la discesa di Wengen 2014), ma certo era difficile da pronosticare visto che in questa stagione non era ancora salito sul podio. Le sorprese nelle gare veloci hanno dunque tradito anche Paris, che era la nostra speranza più grande insieme a Stefano Gross. Parliamo dell'Italia, quindi. Una premessa è doverosa: non tutto è da buttare, in particolare le stagioni di Paris e Gross restano eccellenti e gli ottimi risultati che hanno saputo cogliere soprattutto nelle prestigiose gare di gennaio, da Adelboden a Wengen, da Kitzbuhel fino a Schladming, non vanno dimenticati. Detto questo, non si può nascondere che il Mondiale degli azzurri è stato un fallimento, escluso il gigante che era la gara in cui avevamo meno chance e nella quale invece Roberto Nani e Florian Eisath si sono fatti onore. Si dice che la neve americana non ci piace, tanto che anche nel 1989 e nel 1999 eravamo tornati da Vail senza medaglie: ebbene, è da decenni che gli italiani sono fortissimi sul ghiaccio e invece vanno in difficoltà su nevi meno dure. Ebbene, possibile che non si possa farci niente? Pare che gli atleti nel ritiro in Argentina non volessero allenarsi su una pista facile, con poca pendenza e neve simile a quella di Beaver Creek: gravissimo errore se fosse vero perché – proprio come a scuola – è fondamentale allenarsi soprattutto dove si è più deboli. Poi certo, c'è anche la malasorte: la schiena di Christof Innerhofer (che qui ha pure vinto), l'infortunio di Peter Fill che l'anno scorso sulla Birds of Prey salì sul podio due volte, l'uscita di Giuliano Razzoli che stava facendo un ottimo slalom e in certe condizioni di neve e pendenza poteva essere il migliore italiano (vedi Vancouver 2010). Però qualche riflessione va fatta: ad esempio, perché snobbare completamente la gara a squadre? Una medaglia avrebbe potuto riportare serenità, invece non ci abbiamo nemmeno provato... (Mauro Mantegazza)



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