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Torneo di Viareggio 2015/ News, la vittoria dell'Inter: quale futuro per Bonazzoli e i suoi fratelli?

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(dall'account facebook.com/Viareggio-Cup)  (dall'account facebook.com/Viareggio-Cup)

TORNEO DI VIAREGGIO 2015: LA VITTORIA DELL’INTER - Il Torneo di Viareggio 2015 si è concluso con la vittoria dell’Inter. Vittoria annunciata: già prima della fase a gironi gli addetti ai lavori erano convinti che i nerazzurri fossero la formazione da battere e, stante l’assenza della Lazio, i favori del pronostico si sono amplificati venendo confermati dal campo. Una super squadra quella di Stefano Vecchi; ma adesso che il titolo è arrivato, e in attesa di provare a mettere le mani sullo scudetto, la grande domanda che accompagna una vittoria salutata direttamente anche da Roberto Mancini e Piero Ausilio, presenti alla finale di Pisa, riguarda il futuro. In che modo si può sfruttare il bacino di questa Primavera per rinforzare la prima squadra e creare un progetto giovane e vincente? Questione amplia e complessa, certo; ma siccome in Italia il trend è comune, possiamo quantomeno andare a pescare dal passato recente. L’Inter si è già trovata in questa situazione: nell’aprile 2012 vinceva la NextGen Series, all’epoca considerata la Champions League dei giovani. Sembrava l’inizio di un grande ciclo: il presidente Moratti, inguaribile romantico, il giorno dopo esonerava Ranieri e piazzava Andrea Stramaccioni sulla panchina della prima squadra. In molti avevano pensato all’inizio di un ciclo fondato sul talento verde; solo che sono passati quasi tre anni e di quei giocatori nessuno, a oggi, fa parte dell’Inter di Mancini. In tre hanno fatto più strada: Lorenzo Crisetig è titolare a Cagliari, Joseph Duncan alla Sampdoria e Marco Benassi è una pedina importante del Torino, essendo passato anche dall’Inter (ma giocando poco). Gli altri? Samuele Longo si arrabatta tra campo e panchina in Sardegna, ancora a caccia del primo gol in Serie A. Ibrahima Mbaye è in prestito a Bologna; Marko Livaja ha lasciato la Serie A ed è andato in Russia, dopo 6 gol in un anno e mezzo con l’Atalanta. Di altri si sono quasi perse le tracce; forse un passo indietro rispetto ai Mattia Destro, Giulio Donati e Luca Caldirola che tra Champions League e campionati esteri di prima fascia stanno facendo parlare di sè. Il punto però non è questo. Ricordate il Milan 2014? Aveva un centrocampista di nome Bryan Cristante e un attaccante chiamato Andrea Petagna come fiori all’occhiello. “Incedibilissimi”, diceva Adriano Galliani, coccolandoseli. Bene: Petagna ha già cambiato due squadre in sei mesi e solo lo scorso sabato ha segnato il primo gol da professionista, mentre Cristante, che doveva essere la pietra angolare del nuovo Milan, è finito al Benfica per 6 milioni di euro - sacrificato per Bonaventura - ma gioca pochissimo (in campionato 123 minuti per 4 presenze, in Champions League 3 apparizioni e 139 minuti). Ancora troppo presto per fare un bilancio? L’Anderlecht campione nel 2013 (e finalista 2014) vi direbbe il contrario visto che Chancel Mbemba, Frank Acheampong e Leander Dendoncker, punte di diamante di quella formazione, oggi sono in prima squadra e sono pure titolari (ci sarebbe anche Youri Tielemans, un ’97); 


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