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JEROME KERSEY/ Morto a 52 anni l'ex giocatore NBA: fu grande a Portland, vinse il titolo a San Antonio

E' morto l'ex giocatore NBA Jerome Kersey; aveva 52 anni. Fu un titolare inamovibile dei Portland Trail Blazers che persero due finali, il titolo lo vinse a 37 anni con i San Antonio Spurs

(dall'account facebook.com/trailblazers) (dall'account facebook.com/trailblazers)

MORTO JEROME KERSEY, EX DEI PORTLAND TRAIL BLAZERS - E’ un giorno di lutto a Portland e in tutto il mondo del basket NBA: è morto a 52 anni Jerome Kersey, per cause non specificate, al Legacy Meridian Park Medical Center di Tualatin, Oregon. Aveva 52 anni; viveva con moglie e figli e le cause del decesso non sono ancora state specificate. Kersey è un grande giocatore del passato: dopo aver giocato a Longwood University è stato scelto al secondo giro del draft NBA 1984 dai Portland Trail Blazers, con la chiamata numero 46. Quel draft è passato alla storia per due cose: lo straordinario concentrato di talento e il fatto che con il numero 2 la stessa Portland (che aveva ricevuto la scelta da Indiana) passò un certo Michael Jordan e selezionò Sam Bowie. L’intera panoramica del basket NBA sarebbe potuta essere stravolta se solo i Trail Blazers avessero scelto Jordan; così non andò, e a conti fatti Jerome Kersey fu di gran lunga più utile alla causa della franchigia. Dopo due stagioni di apprendistato contribuì alla grande crescita della squadra che raggiunse per due volte le Finali NBA, ma le perse entrambe (nel 1990 contro i Detroit Pistons, nel 1992 contro i Chicago Bulls di Jordan, per l’appunto); Terry Porter, Clyde Drexler, Buck Williams, Kevin Duckworth e lo stesso Kersey avrebbero meritato altra sorte. Lui, Jerome, lasciò i Trail Blazers nel 1995; la sua migliore stagione era stata in termini di cifre quella del 1987-1988, chiusa con 19,2 punti, 5 rimbalzi e 3,1 assist, tirando oltre il 50% da 2 punti. Era già in declino; andò a Golden State ma quelli non erano ancora i Warriors di oggi, perciò niente playoff. Lo stesso con i Los Angeles Lakers del 1997, i primi nella versione Kobe Bryant-Shaquille O’Neal; squadra che avrebbe aperto una dinastia, ma non erano ancora quel punto. Ironia della sorte eliminarono Portland al primo turno, poi si schiantarono contro la corazzata Utah Jazz. La rivincita per Kersey sarebbe arrivata nel 1999, dopo un viaggio a Seattle e altra eliminazione contro la ex appena lasciata; i San Antonio Spurs vincevano il primo di cinque titoli e Jerome Kersey faceva parte del roster. Già trentasettenne, contribuì comunque alla causa portando minuti utili dalla partita e chiudendo i playoff con 2,6 punti e 2,1 rimbalzi; nella serie finale contro i New York Knicks toccò il parquet per quattro minuti complessivi ma quell’anello, finalmente, era suo. La giostra si era ormai fermata: dopo un altro anno agli Spurs il ritiro dopo 17 anni di onorata carriera da professionista NBA. Era però ancora in contatto con i vecchi compagni: aveva recentemente partecipato ad un evento per il mese della storia africana in una scuola, insieme a Terry Porter e Brian Grant. La sua maglia numero 25 non è appesa al soffitto del Rose Garden (oggi Moda Center) insieme alle altre 10 (più quella di Jack Ramsay, che riporta il 77 dell’anno in cui vinse il titolo come head coach); forse, a conti fatti, anche Jerome Kersey avrebbe meritato l’onore. 

(Claudio Franceschini)

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