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Champions League/ News, Monaco e Bayer Leverkusen: anche con 10 euro si può mangiare bene

Champions League news: Monaco e Bayer Leverkusen battono le più quotate Arsenal e Atletico Madrid e avvicinano i quarti. Una lezione per tutti: si può ben figurare anche senza top player

Hakan Calhanoglu, 21 anni (Infophoto)Hakan Calhanoglu, 21 anni (Infophoto)

L’ultima giornata di andata degli ottavi di finale di Champions League ci ha regalato due sorprese mica da ridere. La prima: il Monaco, da tutti considerato come la cenerentola tra le 16 sopravvissute, espugna l’Emirates Stadium battendo 3-1 l’Arsenal, da sedici stagioni consecutive agli ottavi, e mette un piede e mezzo nei quarti. La seconda: il Bayer Leverkusen nasconde il pallone all’Atletico Madrid vice campione in carica, vince 1-0 ed esce dal campo con la sensazione che se fosse stato 3-0 nessuno avrebbe avuto da ridire. Come nascono queste imprese? Se è vero che la Champions League è fatta così, e quindi può succedere che al dentro o fuori arrivi meglio l’outsider, dall’altra c’è anche una certa preparazione tattica che rende possibili i risultati di ieri. Prendente il Monaco: tatticamente è inferiore all’Arsenal, e allora cosa fa? Aspetta, chiude i varchi e riparte a mille all’ora sfruttando le sue caratteristiche e sapendo che Mertesacker e Koscielny non hanno la velocità per tenere scatti e progressioni. E il Bayer Leverkusen? Per certi versi è l’altro lato dell’Atletico Madrid, che pressa sulle linee di passaggio e non ti fa ragionare. Solo che per Simeone si traduceva in linee compatte dietro la linea della palla e ripartenze, per il Bayer Leverkusen diventa una sorta di marea che parte all’ìmpazzata e appena ha il possesso verticalizza o tira, senza perdere tempo. Contro una squadra difensiva che non ti fa pensare, devi essere tu il primo a togliere le idee all’altro; così ha fatto Roger Schmidt. Certo non tutte le ciambelle riescono col buco: ci sarà un motivo se il Bayer ha subito 29 gol in 22 partite di Bundesliga, o se il Monaco è a -11 dalla vetta della Ligue 1. Ma la lezione che idealmente impariamo dalla giornata di Champions League è un’altra: anche senza i petrodollari degli sceicchi, anche senza i campioni da 100 milioni, si può pensare di battere le big. Il Monaco non ha quelli che si chiamano top player: ha mandato in campo Almamy Touré (’96), Fabinho (’93), Anthony Martial (’95), Geoffrey Kondogbia (’93) e loro hanno vinto la partita, aiutati dall’esperienza della vecchia volpe Dimitar Berbatov e dalla classe di Joao Moutinho. Lo stesso dicasi per il Bayer Leverkusen: la trequarti tedesca dice che Karim Bellarabi, che è il più “maturo”, ha 24 anni, che Son Heung-Min - titolare in Bundesliga da 4 anni - ne ha 22 e Hakan Calhanoglu, per talento il migliore dei tre, ne ha 21 appena compiuti. E non finisce qui: Kyriakos Papadopoulos è un ’92, Wendell un ’93. Insomma: magari tra due settimane torneranno a casa. Però sì: in questa competizione, volendo riutlizzare un’allusione di moda negli scorsi mesi, al tavolo della Champions League ci si può sedere anche con 10 euro in mano, e sperare di uscirne soddisfatti. 

(Claudio Franceschini)

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