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CAMILLE MUFFAT/ News, morta l’olimpionica del nuoto: con lei altri due campioni francesi

Pubblicazione:martedì 10 marzo 2015

Camille Muffat con la medaglia d'oro dei 400 stile libero alle Olimpiadi di Londra (Infophoto) Camille Muffat con la medaglia d'oro dei 400 stile libero alle Olimpiadi di Londra (Infophoto)

MORTA CAMILLE MUFFAT - “La vita a volte è ingiusta”. E’ il tweet di Federica Pellegrini, l’estremo saluto a Camille Muffat accompagnato da una foto che le ritraeva entrambe a bordo piscina. Perchè sì, a volte la vita può sembrare ingiusta; e perchè sì, si può essere rivali nello sport senza per questo aver maturato sentimenti di rispetto e magari anche amicizia, e non c’è bisogno di srotolare la retorica. La notizia che ci ha accolti al risveglio questa mattina è terribile. Della morte di Camille Muffat, Florence Arthaurd e Alexis Vastine, degli altri sette passeggeri degli elicotteri in Argentina, della cronaca spiccia e a volte troppo fredda, si è già parlato (lo abbiamo ovviamente fatto anche noi). Si parlerà, e lo si farà ancora; per accertare se ci sia stata responsabilità, qualche guasto, se si sarebbe potuto evitare. E’ giusto che sia così; ma per il grande dolore e la grande domanda che si trascina inevitabilmente dietro, qualunque tipo di prova scientifica e tentativo di ricostruzione risulterebbe vano. Sta tutto, o comunque tanto, nelle parole che molti francesi e non solo hanno usato sui social network nell’apprendere la notizia. “Senza parole”. Appunto; perchè se anche le parole ci fossero, sarebbe sbagliato ridurle a una guerra di tweet. E allora, in questo giorno triste per tutta la Francia, il mondo dello sport e non solo, vogliamo ricordare il capolavoro di Camille Muffat nella finale olimpica dei 400 stile libero; in testa dall’inizio alla fine, rintuzzando gli attacchi di Allison Schmitt e Rebecca Adlington fino a centrare il record dei Giochi. E quel tifoso in tribuna che urlava come un pazzo, bandiera in mano e faccia pitturata. A ricordarci che lo sport, per noi che lo vediamo “da fuori”, è soprattutto questo: è emozione e rabbia, è speranza e delusione, è identificazione con i nostri idoli e, perchè no, “antipatia” nei confronti degli avversari. Non c’è dunque da stupirsi se la Francia è sotto shock; la Muffat aveva deciso di ritirarsi la scorsa estate, seguendo i passi della connazionale Laure Manaudou, ma per almeno cinque anni era stata la faccia vincente e dominante nel nuoto femminile, una campionessa brillante che andava fortissimo. Come Florence Arthaud, che venticinque anni fa - ancora lontana dal mondo dei selfie, della notizia in tempo reale sugli smartphone di tutto il mondo - vinceva un’impressionante Route du Rhum, una manifestazione che non ti metti nemmeno a fare se non hai qualcosa dentro che ti spinge oltre i limiti. E come Alexis Vastine, capace di inserirsi nelle gerarchie dominicano-cubane del pugliato e vincere uno splendido bronzo olimpico. Se ne sono andati in Argentina, durante le riprese di un reality show; ad altri il compito di capire come sia potuto accadere quello scontro in volo, a noi il saluto a tre grandi sportivi. Ci mancheranno. 

(Claudio Franceschini)



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