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Coppa del Mondo sci/ News, il bilancio della stagione femminile: Fenninger-Maze, duello da sogno. Italia bene e in crescita, e nel futuro...

Coppa del Mondo sci alpino, il bilancio della stagione femminile: Anna Fenninger ha vinto la Sfera di cristallo strappandola a Tina Maze, che aveva dominato almeno fino ai Mondiali di Vail

Anna Fenninger, 25 anni, e Tina Maze, 31 (dall'account ufficiale facebook.com/fisalpine) Anna Fenninger, 25 anni, e Tina Maze, 31 (dall'account ufficiale facebook.com/fisalpine)

La stagione femminile 2015 della Coppa del Mondo di sci alpino si è risolta e conclusa all’ultima porta. Ed era giusto così. Ha vinto Anna Fenninger, che conquista - oltre alla coppetta di gigante, seconda consecutiva - la seconda Sfera di cristallo in serie. E - forse - è giusto così. A rimanere delusa è Tina Maze: che ha dominato fino a gennaio, si avviava al trionfo incontrastato e senza sussulti e poi improvvisamente si è bloccata. Ha perso, e questo molto probabilmente non è giusto. Siccome però vince una sola, inevitabilmente l’altra sarebbe rimasta delusa; è la natura dello sport - e non solo. Perchè non ha vinto lei, la Maze lo ha spiegato molto bene ai microfoni della FIS: “Ho perso troppi punti a Maribor e St. Moritz, e anche ad Are dove non stavo troppo bene”. Compromettendo così una stagione che aveva in mano fino alla seconda discesa libera di Cortina d’Ampezzo (18 gennaio) e anche oltre. I numeri nudi e crudi raccontano che dopo quella giornata la Maze aveva 361 punti di vantaggio, e che la Fenninger era addirittura terza alle spalle di Mikaela Shiffrin. Da allora l’austriaca ne ha fatti 383 in più, vincendo cinque gare contro le zero della slovena (che ha vinto la terza e ultima ad Are, il 12 dicembre) e soprattutto andando per nove volte consecutive sul podio - striscia interrotta dalla discesa di Méribel

Lo spartiacque del grande duello l’ha forse rappresentato il Mondiale di Vail/Beaver Creek, quando la Maze ha dominato nelle prime gare finendo però in calando nelle discipline tecniche; e siccome il giochino di capire dove chi ha perso ha lasciato per strada i punti decisivi è sempre allettante, possiamo dire senza timore di smentite che, al di là del flop di Maribor, la Maze abbia consegnato la Coppa del Mondo alla Fenninger nella combinata di Bansko, quando pur seconda dopo il super-G (l’austriaca era prima) si è clamorosamente fatta battere nello slalom, che l’altra non fa in stagione (e si è ben visto nelle finali, ventitreesima). Togliete 20 punti a una e metteteli all’altra e avrete un’altra classifica (ovviamente non si può ragionare così sull’arco di 32 gare, ma il momentum è stato piuttosto importante). Alla fine la delusione sul volto della Maze c’era. La regia internazionale, dopo aver seguito la sdraiata sulla neve della Fenninger, ha staccato sulla slovena appoggiata sulle racchette, come a riprendere fiato ma in realtà a pensare “ho perso davvero”. Perchè sì, a Méribel si era ripresa e che potesse sovvertire tutto, di nuovo, e prendersi la Coppa era una possibilità che anche a lei era passata per la mente. E quando le due rivali si sono incrociate per il rituale saluto post-gara, Tina ha faticato a contenere lo sconforto nel fare i complimenti ad Anna. E questo l’ha reso ancor più bello: nessun sorriso falso, nessuna parola di circostanza, la delusione vera e reale di chi ha perso. Poi sono arrivate le parole in positivo; solo poi. Ha vinto Anna Fenninger: sì, è giusto così. Avesse vinto Tina Maze sarebbe stato ugualmente giusto.

Checchè se ne dica, le italiane hanno disputato un’ottima stagione. Elena Fanchini è quinta nella classifica di discesa e ha vinto a Cortina, Nadia Fanchini (seconda nel gigante di Are) e Federica Brignone sesta e settima in gigante, nel super-G abbiamo portato sei atlete alle finali. In più ci sono i progressi della Brignone in super-G (ha chiuso con un sesto e un settimo posto), il graduale ritorno di Elena Curtoni alle posizioni che già aveva raggiunto, una Marta Bassino in costante crescita. Sì, l’Italia ha risposto presente; dopotutto siamo la terza nazione per somma di punti. Certo resta la delusione dei Mondiali, e su quello bisognerà lavorare; ma, per parafrasare le parole di Federica Brignone, “principianti” le nostre ragazze non lo sono certo state.