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ORIUNDI IN NAZIONALE/ News, Conte vs Mancini: sì alle porte aperte se aumentano la competizione

Scoppia la polemica sulla convocazione di Eder e Franco Vazquez in Nazionale: Mancini chiede un'Italia di italiani, Conte gli risponde, il vento tira a favore degli oriundi in azzurro

Italia al lavoro a Coverciano. In testa al gruppo Eder, 28 anni (Infophoto) Italia al lavoro a Coverciano. In testa al gruppo Eder, 28 anni (Infophoto)

ORIUNDI IN NAZIONALE - Gli oriundi in Nazionale? La nuova frontiera della polemica parte da Roberto Mancini, che ha chiarito come per lui l’Italia - intesa come nazionale di calcio - debba essere rappresentata esclusivamente dagli italiani. Lo ha detto lui, ma è un pensiero che altri condividono: l’Italia agli italiani, non c’è bisogno di “originari” (il vero significato della parola oriundo), naturalizzati e altro. Il caso è scoppiato al momento delle convocazioni di Antonio Conte per le due partite contro Bulgaria e Italia: nel gruppo azzurro compaiono i nomi di Franco Vazquez ed Eder. Ma gli oriundi, come ha ben ricordato la Gazzetta dello Sport, non sono certo una novità: intanto Mauro Camoranesi e Thiago Motta, rispettivamente 55 e 23 presenze in Nazionale, sono stati parte integrante della formazione degli ultimi anni, e con l’esterno della Juventus ci abbiamo anche vinto un Mondiale. E poi tra il 1920 e il 1962 abbiamo vissuto un periodo nel quale l’Italia era pesantemente influenzata dagli oriundi. Ricordate Alcides Ghiggia e Juan Alberto Schiaffino? O Humberto Maschio e Omar Sivori? Giocarono con la maglia azzurra, ma furono accusati - alcuni di loro almeno - di essere i principali responsabili del fallimento di Cile ’62, e così per quarant’anni la Nazionale chiuse le porte ai naturalizzati. Oggi il caso si ripresenta ed è polemica; ma va detto, e lo si è già fatto, che ci sono casi e casi, Vazquez ha mamma italiana e ha tutto il diritto di giocare con noi, come lo ha Thiago Motta per via dei nonni. Senza poi andare a scavare negli esempi delle altre nazionali, come la multetnica Germania (campione del mondo qualche mese fa, non dimentichiamolo) ci rifacciamo a quanto detto da Antonio Conte: se gli oriundi o gli italiani per diritto di sangue o “di suolo” sono più forti degli italiani al 100%, allora non c’è motivo per non convocarli. Perchè il punto qual è? Il punto è che la Nazionale cresca, giochi bene e possibilmente vinca. Lo sa bene Conte, che ha giustamente rimarcato come il posto garantito non ce l’ha nessuno - nè tantomeno gli Eder e i Vazquez, che usciranno dal gruppo se non renderanno come il CT si aspetta. Dal mare di dichiarazioni da parte degli allenatori ne peschiamo tre che riassumono bene il centro del problema. Marcello Lippi: “Se Messi o Cristiano Ronaldo avessero parenti italiani nessuno direbbe nulla”. Zdenek Zeman: “Se gli oriundi vengono convocati significa che si può. I giovani si impegnino a fare meglio di chi viene da fuori”. Andrea Mandorlini: “Parliamo tanto dei giovani e ci spendiamo per loro, ma poi ci apriamo agli oriundi”. Gli allenatori di Cagliari e Verona sono in contraddizione; vero, ma entrambi toccano il punto. Da una parte è infatti vero che i nostri giovani non godono degli spazi e delle attenzioni che meriterebbero; dall’altra però la competizione aiuta a crescere, e se un ventenne non vale quanto un oriundo di 28 anni è giusto che a giocare sia l’altro. Conte non ha fatto altro che applicare un regolamento e provare a rendere più competitiva la sua Nazionale. Alla quale tutti, ma proprio tutti, chiederanno di vincere quando sarà l’ora. Che in campo ci sia un argentino con mamma italiana o un veneto con antenati radicati sul territorio da tre secoli. 

(Claudio Franceschini)

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