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LETTURE/ Il profeta di Fusignano e quella rivoluzione umana dietro a un pallone

Pubblicazione:sabato 18 aprile 2015

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Perché se si ripercorre la sua storia dagli esordi a Fusignano, alle giovanili della Fiorentina, dal Parma al Milan Campione d'Europa e del Mondo, fino alla nazionale di calcio arrivata seconda ai Mondiali (sconfitta dal Brasile solo ai calci di rigore) non si può non ammettere che è possibile affrontare le sfide in un altra maniera. E che, anzi, questo approccio è vincente. "Il calcio in Italia non è mai stato considerato - scrive Sacchi - uno sport con regole ferree (vedi gli scandali continui del calcio scommesse), e del merito ce ne freghiamo. Ai tifosi, alle società, ai giocatori, interessa solo vincere. Per me, fin dagli anni del Fusignano, non c'era vittoria senza merito". 

E questa massima torna diverse volte nel libro. Come un mantra. "Non c'è vittoria senza merito". In queste poche parole, in realtà c'è tutto quello che ci servirebbe per fare quel balzo in avanti che ognuno di noi spera. Ma che alla fine rimanda, oppure si aspetta dagli altri. Oppure, ancora, attende che venga introdotto magicamente. In fondo, significa tornare all'etica. Che poi diventa estetica. "Per esperienza i giocatori su cui contare - si legge nel libro - non erano i migliori dal punto di vista tecnico, ma quelli che eticamente e umanamente erano i più affidabili". Questa è la lezione che mi pare interessante, perché viene da un vincente. Che però ricorda: "Arrivare secondi a un mondiale, in altro Paese, sarebbe stato un successo e un merito sportivo. In Italia diventò una specie di condanna. La mia cultura sportiva mi consente di apprezzare il secondo posto, specialmente quando è stato dato tutto". E anche questo, a mio avviso, è un messaggio importante, soprattutto per i ragazzi. Non solo per quanto riguarda lo sport, ma la vita, il lavoro. Ricordarsi che il risultato deve nascere dall'impegno, dai valori e che bisogna essere in grado di giudicare il punto di arrivo con onestà intellettuale. "Non cercare di essere migliore degli altri, diceva William Faulkner, cerca di essere migliore di te stesso". 



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COMMENTI
18/04/2015 - Ma quale profeta, ma quale rivoluzione? (Giuseppe Crippa)

Una volta Berlusconi, alla domanda di un giornalista su chi fosse Sacchi, rispose: “E’ il tecnico con la paranoia della vittoria!”. Ed il comico Gene Gnocchi scrisse nel ’94 un libro - dal titolo molto sintetico - nel quale faceva notare, fin dal titolo, che il più importante ingrediente della vicenda umana del mister di Fusignano fosse … la fortuna. Può essere che entrambi i personaggi sopra citati capiscano di calcio e di psicologia meno di Lucia Romeo, ma non ne sarei così sicuro. Io (che non sono milanista ovviamente), ricordo Sacchi principalmente perché, letteralmente portato in finale mondiale da Roberto Baggio, non ebbe il coraggio di dosarne l’impiego nella finale nonostante non fosse in condizione di disputare 90 minuti nonostante la conclamata filosofia del ”viene prima la squadra”, e più ancora perché ci fece eliminare nel successivo Europeo dopo la prima vittoria nel girone schierando una formazione molto discutibile nella seconda partita.