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PAGELLE/ Serie A 2014-2015, i voti del campionato: Juventus regina, Lazio sorpresa, Napoli dietro la lavagna

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INTER 5 Se il tuo allenatore, chiamato a risollevare una squadra in difficoltà, dichiara il 15 marzo di aver fallito l’obiettivo (il senso era quello), significa che le cose sono andate sul serio in declino. La stagione 2014-2015 dell’Inter è deludente: dopo il quinto posto dello scorso maggio si aspirava al terzo posto, e invece Walter Mazzarri ha rapidamente perso il bandolo della matassa. Roberto Mancini è tornato quasi per acclamazione popolare ma non ha cambiato nulla: anzi, la media punti è stata inferiore a quella del suo predecessore. Da salvare resta poco: la consacrazione di Mauro Icardi - capocannoniere del campionato a 22 anni - sicuramente, la crescita di Kovacic anche. Per contro, la campagna acquisti di gennaio non ha inciso e l’augurio quantomeno è che Shaqiri sia stato tenuto in naftalina per la prossima stagione, quando si tornerà al 4-2-3-1 e lui potrà fare la differenza partendo dall’esterno anziche essere costretto a stringere centralmente. Resta l’esclusione dall’Europa, e questo è un dato con il quale volenti o nolenti bisogna fare i conti.

JUVENTUS 9 Il voto riguarda esclusivamente il campionato; tuttavia non si può non dire che la Juventus ha vinto il suo quarto scudetto consecutivo nell’anno in cui ha finalmente conquistato la decima Coppa Italia e tra 5 giorni si gioca il grande sogno Champions League. Restiamo comunque in Italia: il campionato non ha mai avuto storia. Dopo la vittoria nello scontro diretto contro la Roma, i bianconeri hanno preso il largo e non si sono più voltati indietro. D’accordo, i 102 punti dell’anno scorso non li hanno nemmeno avvicinati, ma si sapeva già; il dominio è stato schiacciante comunque (ancora +17 sulla Roma), nonostante qualche battuta d’arresto. Ottimo l’inserimento di Pereyra e Sturaro (da gennaio), addirittura migliorato il rendimento di Tevez, decisivo l’innesto di Morata che si pensava potesse soffrire la concorrenza e adesso è imprescindibile. Trovare nei a questa cavalcata è come cercare l’ago nel pagliaio, scuserete la banalità del paragone; se vogliamo, Llorente non si è confermato, ma siamo ai dettagli. Allegri, insultato e sbeffeggiato a luglio, ha chiuso con il suo nome urlato da 40 mila persone e un’ovazione infinita: a Berlino può addirittura entrare nella leggenda. 

LAZIO 8,5 Poco da dire: partiva dal nono posto dello scorso anno con un allenatore nuovo, senza esperienza in grandi piazze e con tante incognite. Ha chiuso terza vincendo lo scontro diretto a Napoli: va in Champions League (in attesa del playoff) con pieno merito, per il gioco mostrato e per la grande personalità. Sembrava sulle gambe dopo aver perso, nel giro di sei giorni, finale di Coppa Italia e derby per il secondo posto; la rinascita nell’ultima giornata, dopo la rimonta subita e l’uomo in meno, racconta tutto di un gruppo che può crescere ancora, magari andando a giocarsi lo scudetto con qualche innesto. Secondo miglior attacco, quattro giocatori in doppia cifra di gol: un piccolo capolavoro che il calo primaverile non ha inficiato.

MILAN 4,5 Ancora meno dell’Inter, per un destino comune: l’anno che avrebbe dovuto simboleggiare la grande rinascita è stato invece vissuto come un calvario. Fuori dall’Europa per la seconda stagione consecutiva, mai una serie lunga di risultati positivi, un paio di prestazioni davvero convincenti e nulla più, tanti giocatori sotto il par (da Cerci a Destro, alla difesa in generale); gli ottimi Diego Lopez e Menez non potevano girare la frittata da soli. Inzaghi saluta dopo una sola stagione: era il nome forte della società, finisce appiedato come Seedorf prima di lui, con rapporti decennali incrinati e una carriera da ricostruire prima ancora che fosse iniziata. Volendo riassumere il tutto in un concetto, al Milan è mancata la programmazione: da capire quanto l’assenza di Silvio Berlusconi abbia influito sulle faide interne tra Galliani e la figlia Barbara, e sulle scelte tecniche. Anche il capitolo della cessione societaria è un punto interrogativo: si fa o no? Prima lo si capirà, meglio sarà per un Milan che per tornare grande nell’immagine internazionale non può prescindere dai risultati sul campo.

NAPOLI 5 Un’altra grande delusione. Partiva per vincere tutto: di sicuro lo scudetto e la Coppa Italia, e magari l’Europa League. Finisce senza stringere nulla, senza mai essere stato davvero in corsa in campionato. Lo diciamo come provocazione, ma anche con una punta di verità: se le energie spese nel protestare per qualche (effettivo e reale) torto arbitrale fossero state messe sempre sul campo, forse oggi le cose sarebbero diverse. Può una squadra con Hamsik, Higuain e Callejon, con Insigne e Mertens e l’aggiunta di Gabbiadini a gennaio, arrivare a 24 punti dalla prima e chiudere quinta? No, ed ecco perchè il Napoli non può avere un giudizio positivo. Rafa Benitez saluta per tornare in Spagna: chiunque arriverà avrà un grande lavoro davanti a sè, quello di rendere davvero vincente un gruppo che ha smarrito la via e non ha mai trovato la giusta continuità per dare fastidio alle prime della classe. La sconfitta interna contro la Lazio è il simbolo di una stagione sciagurata che adesso rischia di avere tante ripercussioni sul calciomercato.

PALERMO 6,5 Il finale di stagione abbassa il voto: d’accordo la brillante salvezza, ma questo Palermo avrebbe potuto ritrovarsi nei piani alti della classifica e nella lotta all’Europa. Se non è andata così è perchè, ottenuto il traguardo principale, la squadra di Beppe Iachini si è seduta calando spaventosamente l’intensità, e ha accettato di perdere partite che normalmente avrebbe vinto. Resta la grande stagione di Paulo Dybala che, dopo Pastore, è un altro affare di Maurizio Zamparini che lo vende alla Juventus a peso d’oro; la crescita esponenziale di giocatori come Vazquez e Lazaar, l’esplosione in zona gol di Luca Rigoni. Adesso siamo a un bivio: un ciclo come quello 2004-2013, con tanto di presenza nelle coppe, oppure un ridimensionamento? Dovrà essere bravo il presidente a confermare la fiducia a Iachini e al suo staff, accettando - come ha fatto quest’anno - che ci possa essere qualche difficoltà in più.