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EUROPEI UNDER 21 2015/ Italia a casa con amarezza, ma non chiamatelo biscotto

L'Italia Under 21 vince ma viene eliminata al primo turno degli Europei in Repubblica Ceca e manca anche la qualificazione alle Olimpiadi: decisivo il pareggio tra Portogallo e Svezia

Delusione azzurra: l'Under 21 è eliminata (da facebook.com/under21) Delusione azzurra: l'Under 21 è eliminata (da facebook.com/under21)

L’Italia è eliminata dagli Europei Under 21 2015. Fatale il pareggio tra Portogallo e Svezia? Nei fatti sì: la classifica avulsa ci ha condannati. Nei fatti però siamo fuori dal torneo, e di conseguenza anche dalle Olimpiadi 2016, per altre ragioni che non per un risultato che, ovviamente, non si è esitato a definire combinato. Il “biscotto”: un incubo per gli italiani dal 2004, quando agli Europei la Nazionale di Giovanni Trapattoni fu fatta fuori da un 2-2 tra Danimarca e Svezia. Allora fu ancora più clamoroso, perchè era proprio il risultato esatto per eliminarci e questo avvenne. Qui il pareggio poteva anche essere, ammettiamo, 0-0 o 5-5: non sarebbe cambiato nulla, saremmo comunque tornati a casa avessimo anche battuto l’Inghilterra 8-0.

Undici anni fa sprecammo parole e righe nel descrivere la malignità beffarda degli scandinavi, il modo in cui avevano apparecchiato la tavola e vi si erano seduti senza lasciarci un singolo posto; ma non avevamo speso nemmeno un minuto per sottolineare i nostri errori sul campo, lo scialbo pareggio contro la Danimarca (con sputo ed espulsione di Francesco Totti) e il modo in cui ci eravamo fatti rimontare dalla Svezia. Così ieri sera a pochi è passato per la mente di far notare il singolo punto nelle prime due partite. No: si è parlato quasi esclusivamente di un’Italia splendida che non meritava di uscire, della malasorte, della scorrettezza degli avversari che potevano pareggiare per passare il turno a braccetto e lo hanno fatto. Magari non è nemmeno venuto in mente di guardarla, l’incriminata Portogallo-Svezia; avendola vista, si sarebbe notato come sia stato tutto tranne che un risultato accomodato, e non ci sarebbe nemmeno il bisogno di dire che, una volta che il Portogallo l’aveva sbloccata, la Svezia senza segnare sarebbe tornata a casa. E che quindi il gol a quel punto lo doveva segnare per sopravvivenza personale, non per lasciare con le pive nel sacco il “nemico azzurro”. Che l’Italia vista ieri sera meritasse il passaggio del turno è sacrosanto e sarebbe sbagliato affermare il contrario; purtroppo però il girone era fatto di tre partite, e nelle prime due gli Azzurrini di Gigi Di Biagio hanno segnato un solo gol (su rigore) e sono riusciti a farsi rimontare e battere da una Svezia in inferiorità numerica.

La reazione sconsiderata di Stefano Sturaro, che ha lasciato la squadra in dieci nel momento decisivo, è un errore che si è pagato; si può dire che contro il Portogallo la nostra Nazionale sia stata sfortunata, ma nel calcio ci sta e non per questo bisogna per forza tirare in ballo macchinazioni altrui. Come dire: abbiamo perso, ma non è colpa nostra. Peraltro un discorso che in Italia va per la maggiore, perchè lo si sente più o meno ogni domenica su ogni campo e in ogni contesto. Al di là di questo, comunque, il dispiacere per l’eliminazione rimane: questo gruppo aveva talento e avrebbe potuto fare strada. Paga però, rispetto ad altre nazionali, l’esperienza: da una parte hanno Joao Mario, William Carvalho e Bernardo Silva titolari in Champions League, dall’altra nessuno dei nostri ha mai messo piede in nazionale maggiore. Semmai è su questo che bisogna soffermarsi, perchè è con l’autocritica e il lavoro sui propri errori che si costruiscono le vittorie; i biscotti li lasciamo volentieri ad altri. 

(Claudio Franceschini) 

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