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US OPEN 2015/ Flavia Pennetta, vittoria e ritiro. A New York sventola il tricolore

Us Open 2015, Flavia Pennetta vince il primo Slam della sua carriera battendo Roberta Vinci e appena dopo annuncia il ritiro. Un fantastico momento per tutta l'Italia del tennis

(dall'account ufficiale facebook.com/usopentennis) (dall'account ufficiale facebook.com/usopentennis)

US OPEN 2015, VITTORIA E RITIRO PER LA PENNETTA - Ritirarsi vincendo il primo Slam della carriera? Sì, è una favola. Flavia Pennetta ha custodito il segreto nel fondo del suo cuore, e poi con il trofeo in mano ha lanciato la bomba: la sua carriera di tennista è finita ieri sera, nella pancia esultante (finalmente) dell’Arthur Ashe Stadium (non tecnicamente: è già arrivata la conferma che Flavia terminerà comunque la stagione, giocando a Wuhan e Pechino). Vincendo gli Us Open 2015.

A New York, che per qualcuno è il centro del mondo e per altri non è America, ma che per tutta l’Italia sportiva dal 12 settembre 2015 diventa un’altra fantastica bandierina di conquista. Flavia Pennetta ha vinto gli Us Open: lo sappiamo, lo abbiamo visto tutti, ci siamo emozionati e abbiamo fatto il tifo, urlato e pianto sul divano di casa, che preferissimo lei o Roberta Vinci. Erano una contro l’altra ma erano anche insieme: il tennis è uno sport individuale ed è giusto che ieri le due amiche si siano incrociate sotto rete dando tutto quello che avevano per superarsi; ma è anche giusto che a finale terminata si siano abbracciate e abbiano riso e condiviso il grande momento. Se il trionfo di Flavia farà bene al tennis italiano lo sapremo tra un po’; dopo che Francesca Schiavone aveva sbancato Parigi, in quel pomeriggio di cinque anni fa, emerse una Sara Errani capace di entrare nella Top Ten due anni più tardi, in concomitanza con la finale di Parigi. Oggi non ce ne preoccupiamo, non ancora: oggi è giusto solo fermarsi e celebrare una grande campionessa che una traccia nel circuito lo ha lasciato, se è vero che alla notizia del ritiro tante colleghe le hanno voluto lasciare messaggi di affetto e congratulazioni. “Godetevi le vostre feste” ha twittato in un perfetto italiano Simona Halep, triturata da Flavia in semifinale e bloccata (visto com’è poi finita) sulla strada del possibile primo Slam in carriera; “Ben meritato!” ha lanciato Maria Sharapova, una che forse non passerà alla storia per la sua simpatia (e che contro l'azzurra giocò, nel 2006, un match fiume a Wimbledon), citando lo splendido sorriso di Flavia; “non poteva capitare a una persona migliore” ha scritto Caroline Wozniacki, che un anno fa ha giocato e perso la finale. E anche Serena Williams si è fatta sentire; già, l’americana è entrata nella storia della Pennetta dalla parte sbagliata. Giusta, perchè siamo italiani; sbagliata, perchè il banchetto era preparato per lei. A New York, agli Us Open, la numero 1 del mondo avrebbe dovuto festeggiare vittoria, Major numero 22, aggancio a Steffi Graf e Grande Slam stagionale; e poi chissà, magari ci avrebbe scioccato annunciando di volersi ritirare.

Non ha potuto farlo perchè ha trovato sulla sua strada una ragazza di grande talento che ha vinto tutto nel doppio ma non era considerata una minaccia in singolare; che dopo aver perso il primo set aveva fatto aprire scommesse su quanto sarebbe durata, e che invece ha finito per vincere, spezzare il grande sogno americano (e non) e addirittura si è permessa di tirare le orecchie al pubblico dell’Arthur Ashe, talmente preso dal momento da dimenticarsi di applaudire un grande punto a sfavore di Serena. Siamo sinceri: l’immagine della Williams che esce mestamente dal centrale stona con il resto. Vederla celebrare la storia sarebbe stato bello, ed è innegabile che giocatrici come lei passino una volta ogni tot (tanti) anni; ma oggi siamo anche contenti che non sia successo adesso, nel giorno in cui la favola che viene scritta è quella del tennis italiano e di una ragazza che a 33 anni solleva il trofeo più bello di tutta una carriera e ha il coraggio (perchè ci vuole anche quello) di dire basta nel giorno sognato e atteso per quasi vent’anni. Il resto, e cioè le urla dalle finestre di cento e mille abitazioni, il furore (in senso buono) sui social network, questo sentirsi parte di un fantastico trionfo, se vogliamo fa contorno; ci sta ed è bello, ma da domani forse ce ne saremo dimenticati. Quello che resta è il nome di Flavia Pennetta sull’albo d’oro degli Us Open, prima italiana di sempre a Flushing Meadows e seconda in uno Slam. Da queste parti un giorno folle adoranti e festanti si accalcavano per accogliere Suzanne Lenglen, che passò un anno, si ritirò perdendo l’unica partita della sua vita, si fece ammirare e invidiare (e anche criticare) e tornò nella sua Francia; oppure attendevano trepidanti la traversata del Paese di Helen Wills Moody, e aspettavano il giornale del mattino per sapere se Miss America avesse vinto (spesso e volentieri sì, aveva vinto). Oggi le notizie volano al tempo di un click, e Miss America è la Pennetta. Italiana di Brindisi: no, niente male davvero. 

(Claudio Franceschini)

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