BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FABIO ARU/ Il vincitore della Vuelta 2015: il percorso fino alla vittoria. I progetti per il futuro

Pubblicazione:lunedì 14 settembre 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 14 settembre 2015, 11.37

Fabio Aru, 25 anni (INFOPHOTO) Fabio Aru, 25 anni (INFOPHOTO)

FABIO ARU, IL VINCITORE DELLA VUELTA 2015: LE PAROLE DEL SARDO - Fabio Aru anche dopo avere vinto la Vuelta 2015 non ha perso la sua compostezza. Non vuole parlare di 'giorno più bello della vita', anche se concede: "Questo è un giorno molto importante", e pensa ai suoi compagni di squadra: "Non voglio farmi un regalo, lo devo fare e lo farò ai miei compagni. Senza di loro non avrei vinto", con chiaro riferimento alla tappa di sabato. Aru ha ripercorso in breve la sua Vuelta: "I primi giorni sono stati molto duri con le perdite di Tiralongo e Nibali. Il momento più difficile invece è stata la tappa vinta da Purito". Tutto risolto quando ha visto Dumoulin staccarsi sulla penultima salita del Giro di Spagna, suo primo trionfo in un grande giro. Adesso Fabio pensa già al futuro: "Non ho mai corso il Tour, non nascondo che l'anno prossimo mi piacerebbe puntarci deciso. Poi c'è anche l'Olimpiade che mi stimola molto".

FABIO ARU, IL VINCITORE DELLA VUELTA 2015: IL PERCORSO FINO ALLA VITTORIA - La vittoria alla Vuelta 2015 di Fabio Aru è stata magistrale soprattutto per come la gara spagnola si è svolta. Il sardo arrivava all’ultimo grande giro a tappe europeo, da vice capitano dietro un Vincenzo Nibali la cui partecipazione era stata "forzata" dalla dirigenza dell’Astana, e il cui obiettivo è la conquista della "roja".

Aru si è però ritrovato improvvisamente leader della squadra Kazaka, in virtù della squalifica patita dal siciliano nella seconda tappa, per un vistoso traino da parte della sua ammiraglia dopo una caduta. Quella che poteva essere una responsabilità importante, portatrice di una pressione traumatizzante, si è tramutata invece in un pungolo per l’orgoglioso corridore sardo. Egli dopo aver metabolizzato il suo nuovo status ha iniziato a credere nella grande impresa, e ha interpretato il suo ruolo alla perfezione. Le prime tappe per Aru sono state di transizione, con il giovane che non si espone e che permane in decima posizione in classifica generale.

Si deve aspettare la settima tappa per vedere la prima vera azione di Aru, a due chilometri da La Alpujarra quello che è diventato il vero capitano della squadra kazaka, scatta da solo. L’azione lo porta a guadagnare una manciata di secondi sugli avversari, ma in classifica generale il balzo è ben più consistente, e gli permette di guadagnare due posizione e piazzarsi in ottava posizione. Anche il giorno successivo Aru guadagna un posto in classifica generale, stessa cosa avviene nella nona tappa complice l’abbandono di Sagan (investito da una moto della televisione spagnola). Il sardo continua cosi la risalita in classifica generale, e Aru arriva al primo riposo del giro in quinta posizione.

E’ nell’undicesima tappa, una delle più dure dell’intera Vuelta che inizia il capolavoro di Aru, la frazione era durissima con cinque gran premi della montagna, l’Astana prende il comando delle operazioni e dopo una selezione durissima riesce a portare il suo capitano all’ultima salita in posizione ottimale, il sardo che è un ottimo scalatore non si fa sfuggire l’occasione e infligge distacchi pesanti ai suoi avversari diretti, conquistando la maglia rossa con un buon vantaggio. I giorni successivi Aru e la sua squadra controllano tranquillamente la prima posizione cercando di accumulare secondi preziosi soprattutto in vista della lunga cronometro in cui si ritroverà dinanzi il capitano della Giant, quel Dumoulin che già ha indossato per parecchi giorni la "rocha". Fabio perde però la maglia durante la quindicesima frazione, uno spettacolare Rodriguez riesce grazie al gioco degli abbuoni, a sopravanzare il sardo per un solo secondo. Aru non si scompone sa di avere ancora carte importanti da giocare, e soprattutto è consapevole di avere dalla sua parte la squadra più compatta dell’intera Vuelta.

Al rientro del secondo giorno di riposo è Dumoulin a conquistare la maglia rossa, l’olandese che alla partenza aveva un ritardo importante, riesce negli otre trentanove chilometri di lotta contro il tempo a guadagnare minuti importanti, il nostro connazionale si difende benissimo però, e riesce a rimanere secondo in classifica generale a soli 3 secondi sull’olandese, ma con tre tappe di montagna a disposizione. La vuelta si deciderà in queste ultime frazioni. La prima non riserva particolari emozioni, Dumoulin si mette a ruota di Aru e marcando stretto il capitano dell’Astana riesce a concludere la tappa senza accusare danni. La penultima tappa vede lo stesso copione con Aru che cerca di staccare l’olandese e con quest’ultimo che non lascia neppure un metro di spazio al capitano dell’Astana, nel finale anzi riesce con uno scatto negli ultimi 200 metri a guadagnare altri 3 secondi su Aru, cosa questa che innesca molte polemiche, soprattutto per la gestione della squadra del nostro campione. Si arriva all’ultima tappa e tutti alla partenza sono consapevoli che sarà la tappa della resa dei conti.

La maglia rossa ormai è una questione tra Aru e Dumoulin, con quest’ultimo nella più facile posizione di difensore della sua posizione. Vuelta che come se fosse un film si decide negli ultimi cinquanta chilometri dell’ultima tappa, l’Astana scatta in maniera perfetta e improvvisa, l’azione dei compagni di Aru riesce alla perfezione e Dumoulin viene distaccato di non più di venti metri. Sono pero i venti metri decisivi, la squadra di Aru capisce la situazione e forza al massimo l’andatura, l’olandese rimane staccato dalle ruote dei fuggitivi e non riesce più a rientrare, i suoi sforzi sono frustati dall’arrivo di altri compagni di Aru che erano entrati nella fuga di giornata, e che sono stati bloccati dai direttori sportivi con l’intento di dare una mano al sardo. La tattica è veramente perfetta, e l’olandese affonda, lasciando sul campo oltre quattro minuti di ritardo sul sardo, che pur arrivando ventitreesimo conquista la maglia rossa. L’arrivo è trionfale per tutta l’Astana che sa di aver compiuto un’impresa, e che consegna la "rocha" al suo capitano.

Passerella finale nell’ultima tappa a Madrid, con un Aru felicissimo che continua a ringraziare la sua squadra, i suoi compagni hanno fatto un ottimo lavoro e il ragazzo di San Gavino ha messo la ciliegina sulla torta, andando a vincere (sesto italiano a riuscirci) un giro di Spagna veramente appassionante.



© Riproduzione Riservata.