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Us Open 2015/ Pennetta-Vinci, l'Italia del tennis domina New York

Agli Us Open 2015 per la prima volta due italiane sono in semifinale Slam: ne avevamo avuta sempre e solo una, e adesso con Vinci e Pennetta possiamo sognare la finale tutta azzurra

Flavia Pennetta, 33 anni (dall'account ufficiale facebook.com/usopentennis)Flavia Pennetta, 33 anni (dall'account ufficiale facebook.com/usopentennis)

La storia del tennis italiano si scrive a New York. Se vogliamo, è giusto così; e se vogliamo è anche giusto che a scriverla in maniera definitiva (per ora) sia Flavia Pennetta, la prima azzurra capace di entrare nella Top Ten del ranking WTA. Quando? Dopo aver vinto a Los Angeles. Che sta dall’altra parte degli Stati Uniti, sulla West Coast, ma che sempre stelle e strisce è. Flavia Pennetta ci regala un traguardo che mai avevamo toccato con mano: due italiane nelle semifinali di uno Slam. Dove? Agli Us Open 2015. Negli Stati Uniti, certo che sì.

Tocchiamo ferro: essendo nelle due parti diverse del tabellone, vincendo entrambe ci regaleranno una storica finale tutta azzurra e, di conseguenza, un trofeo Major che non vinciamo da cinque anni. In principio fu Francesca Schiavone, capace di mettere le mani sul Roland Garros; poi sono venute tutte le altre, da Sara Errani che in finale a Parigi ci è arrivata perdendo, alla stessa Pennetta fino a Roberta Vinci, che naturalmente dobbiamo ringraziare a profusione perchè è lei la seconda italiana in semifinale, una Roberta Vinci che si regala la prima semifinale Slam della carriera a 32 anni, quando tutti la davano per finita e quando non era più nemmeno al centro delle cronache per i grandi successi del doppio, avendo spezzato la coppia con la Errani dopo la sanguinosa sconfitta di Fed Cup. Che ironia: era stata Kristina Mladenovic (con la Garcia) ad aprire crepe insanabili nel duo salito in cima al mondo con il biglietto da visita del Grande Slam. E’ stata Kiki a concedere il lasciapassare a Roberta. Se poi vogliamo dirla tutta, contro Petra Kvitova l’Italia del tennis femminile ha pianto più di una volta sempre in Fed Cup, ma oggi sorride perchè Flavia da Brindisi l’ha prima rimontata e poi triturata in un terzo set da sogno. New York New York: a rendere celebre la canzone dell’omonimo film fu Frank Sinatra, che aveva sangue italiano nelle vene. E allora forse è giusto così, perchè la terra rossa del Roland Garros la chiamiamo casa quasi quanto quella di Roma, ma è con Flushing Meadows che abbiamo il rapporto migliore. Per scoprire se sarà finale o meno bisognerà aspettare la notte di domani; per sapere se Flavia giocherà contro Victoria Azarenka o Simona Halep un’ora o poco più. Roberta sa già di dover incrociare Serena Williams; se per noi è storia, per lei è addirittura leggenda. Chissà: agli Us Open un giorno lontano nacque una Cenerentola in scarpe da tennis, stavolta forse sarà il turno di un’altra favola. Quella del principe azzurro, anzi: della principessa azzurra. O tricolore, che tanto è uguale. 

(Claudio Franceschini)

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