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TENNIS/ Il momento clou del 2015: Bencic-Konjuh, la prima di una grande rivalità?

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Ana Konjuh (a sinistra) e Belinda Bencic, 18 anni  Ana Konjuh (a sinistra) e Belinda Bencic, 18 anni

TENNIS, IL MOMENTO DEL 2015: BENCIC-KONJUH, LA PRIMA DI TANTE? - Quando termina un anno di sport, bilanci e revisioni sono all’ordine del giorno. Qual è stato il momento clou? Quale il più emozionante? Quale evento è stato il più inaspettato? E c’è qualcuno che ha particolarmente deluso? Ognuno ha il suo momento, ognuno ha il suo atleta da celebrare, tutti conservano un’immagine, un attimo, una giornata più di altre. Diverse tra loro, inevitabilmente.

Riguardo il 2015, un appassionato di rugby citerà la pazzesca vittoria del Giappone contro il Sudafrica ai Mondiali. Il nuotatore avrà negli occhi le imprese di Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini, l’Italia ricorderà con la giusta punta di amarezza la strepitosa cavalcata di Valentino Rossi, o forse solo le ultime gare, la querelle con Marquez e il “biscotto” spagnolo.

Chi scrive, confessa di avere un particolare debole per il tennis. E c’è tutto un mondo, con l’imbarazzo della scelta: Stan Wawrinka che trionfa al Roland Garros e toglie a Novak Djokovic il Grande Slam. Il grande ritorno di Roger Federer. Soprattutto, la vittoria di Flavia Pennetta agli Us Open, o meglio ancora la semifinale di Roberta Vinci contro Serena Williams. In un clima surreale da queste parti: in quella sera di settembre, dalle finestre aperte delle case risuonavano urla di festa e giubilo paragonabili ai Mondiali vinti dalla Nazionale di calcio. Sul serio.

Ecco: se c’è un momento topico nel 2015, non ci si può esimere dal citare quello. Perchè è l’Italia che trionfa, è una semifinale già scritta che va in un altro modo, è un momento di lacrime e commozione, e c’è anche il sorpresone di Flavia che annuncia il ritiro con il trofeo in mano. Il sottoscritto si accoda. Però, al sottoscritto piace raccontare storie partendo dalla loro origine; bene o male che sia sta ad altri giudicare.

E allora, per chi scrive l’episodio da ricordare, tenere a mente e custodire nella stagione 2015 del tennis mondiale è andato in scena il 28 aprile, nel primo turno del J&TBanka di Praga. Un torneo international su terra rossa; non esattamente l’appuntamento dell’anno. Qui si è giocato il match tra la svizzera Belinda Bencic e la croata Ana Konjuh, terminato - dopo una battaglia da due ore e 43 minuti - con il risultato di 7-5 6-7 7-6 in favore di quest’ultima. Non è il punteggio a contare; e nemmeno il torneo in senso stretto, visto che la Konjuh ha perso al turno successivo.

Quello che interessa, almeno nelle intenzioni, è il possibile scenario futuro: le due giocatrici in questione sono classe ’97, ed erano alla loro seconda stagione WTA. Dopo aver dominato a livello juniores: basti dire che nel 2013 hanno vinto due Slam a testa, e non capitava da sette anni che una giocatrice mettesse le mani su due Major juniores nello stesso anno solare. Entrambe sono state numero 1 al mondo di categoria; la Bencic ha vinto un’impressionante striscia di 39 partite nello stesso 2013, la Konjuh aveva dominato all’Eddie Herr Invitational e all’Orange Bowl, due tra i principali tornei juniores. Il sottoscritto ha avuto la fortuna di intervistarle entrambe; la Bencic dopo il trionfo di Wimbledon, la Konjuh appena prima di vincere gli Us Open e al termine della prima stagione da professionista.

Entrambe, all’epoca, raccontavano di un mondo tutto da scoprire, dell’emozione provata contro campionesse affermate, del sogno nel cassetto ancora da realizzare. Il sottoscritto ne ha seguito i primi passi nel professionismo e registrato i progressi, e in quel giorno di fine aprile ha preso nota del primo match ufficiale tra le due, nel mondo WTA. A oggi, non è che una delle migliaia di partite che si sono giocate durante l’anno. Un domani, magari tra 10 o anche vent’anni, potrebbe essere quello che per Martina Navratilova e Chris Evert, e per tutto il tennis mondiale, è il 7-6 6-3 del 22 marzo 1973 con cui la seconda sconfisse la prima ad Akron, Ohio.

Vale a dire, l’inizio della più grande rivalità nel mondo della racchetta, il primo di 80 incontri che hanno riscritto la storia di questo sport e del concetto di avversario. Certo: perchè sia così, bisogna che Belinda Bencic e Ana Konjuh diventino quello che Martina e Chris sono state. Non semplice: la svizzera è già a buon punto con la vittorie di Toronto (dove ha battuto Serena Williams) e il numero 14 del ranking mondiale, la croata intanto ha messo lì primo titolo pro (Nottingham) anche se la classifica dice poco (numero 82). Eppure è questo il personale momento d’oro nel tennis: quello da conservare, custodire e ritirare fuori tra anni. Forse, sperando che sia così. 

(Claudio Franceschini)



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