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Marco Pantani/ Cassazione: tesi omicidio è congettura, si è suicidato ‘involontariamente’

Marco Pantani, la Cassazione deposita le motivazioni: «la tesi dell'omicidio è una congettura», rigettati i ricorsi della famiglia, confermata ipotesi suicidio involontario per il Pirata

La morte di Marco PantaniLa morte di Marco Pantani

Sono uscite quest’oggi le motivazioni della sentenza della Cassazione con la quale è stato deciso di archiviare come suicidio il caso di Marco Pantani, il celebre ciclista italiano morto ormai il 14 febbraio del 2004 nella triste scena della camera d’albergo a Rimini. Ebbene, l’archiviazione arriva dopo che i giudici della Cassazione hanno decretato come “improponibile” la tesi dell’omicidio e con la conseguenze accettazione di una morte arrivata accidentale ma volontaria con un ‘suicidio’ involontario con cui è finita l’epopea del grande Pirata di Cesenatico. «Legittimamente il gip di Rimini nel 2016 ha archiviato le indagini sulla morte del ciclista Marco Pantani dichiarando che le prove disponibili rendevano improponibile e congetturale la tesi di un omicidio volontario compiuto da ignoti», si legge nelle carte pubblicate dall’Ansa stamani dopo aver depositato la motivazione della sentenza che ha posto fine al “caso” Pantani durato per ben 13 anni. Secondo la Cassazione dunque il gip aveva giustamente valutato i vari indizi a disposizione che portavano alla conclusione per cui Pantani si trovava «da solo nella stanza del residence 'Le Rose' di Rimini e che era impossibile per terzi accedervi».

COME SI È ARRIVATI AL RICORSO

La morte è arrivata per una ingestione volontaria di cocaina “accidentale ed eccessiva”, precedentemente acquistata. La Cassazione ha dunque depositato la sentenza e chiuso il caso tristissimo della morte di Marco Pantani. Sono dunque stati dichiarati «inammissibili i ricorsi presentati dai genitori di Pantani contro il decreto del gip che aveva disposto l’archiviazione per infondatezza del loro esposto in cui si chiedeva la riapertura delle indagini». Non ci sono stati dunque “ignoti” che abbiamo costretto il ciclista ad ingerire una dose mortale di cocaina: «l’ipotesi di omicidio volontario compiuto da ignoti è improponibile e congetturale», a differenza di quanto sostenuto invece dai familiari del campione di Cesenatico che erano arrivati a tentare l’ultimo ricorso utile in sede giudiziaria. Prima del ricorso, il legale della famiglia Pantani aveva sostenuto che «il nostro obiettivo è quello di cancellare l’immagine del campione depresso vittima della tossicodipendenza e dell’utilizzo di psicofarmaci»: ora però con le ultime motivazioni della Cassazione, viene data ragione al gip e torto ai ricorsi, confermando la morte solitaria del triste campione perseguitato più volte dalla sfortuna e da alcune decisioni assai sospette della giustizia lungo i suoi ultimi anni di carriera.

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