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ROGER FEDERER / L'ottava meraviglia di Wimbledon: titolo vinto senza perdere un set

Roger Federer, l'ottava meraviglia di Wimbledon: il Re svizzero batte Marin Cilic e vince ancora il torneo di Londra, l'ottavo per lui che segna un record per il tennis maschile

Roger Federer ha vinto l'ottavo Wimbledon per l'ottava volta (LaPresse)Roger Federer ha vinto l'ottavo Wimbledon per l'ottava volta (LaPresse)

Roger Federer ha vinto Wimbledon 2017 senza perdere un singolo set: un capolavoro quello del Re svizzero, che scrive un’altra pagina straordinaria nel suo libro dei record. Non gli era mai accaduto di completare una campagna londinese con zero set lasciati agli avversari: nel 2012 per esempio il Re aveva perso un set nella finale contro Andy Murray, ma soprattutto nei primi turni aveva sofferto tantissimo, rischiando l’eliminazione contro Julien Benneteau e andando sotto contro Xavier Malisse. Allora però Federer aveva problemi alla schiena, tanto che il suo settimo sigillo a Wimbledon era arrivato del tutto inaspettato – anche perché quello sembrava essere l’anno buono di Murray, e c’era Djokovic che arrivava dal primo successo londinese; oggi lo svizzero ha imparato a gestirsi meglio, ha saltato l’intera stagione sulla terra rossa e questo gli ha permesso di arrivare all’All England Club al massimo della condizione. Il resto lo ha fatto la sua strepitosa classe, che non può essere cancellata dall’età, e quel pizzico di fortuna che tutti i grandi campioni hanno e devono avere, qui sotto forma dell’eliminazione di tutti gli altri big. Federer completa dunque l’opera come poche settimane fa aveva fatto Rafa Nadal al Roland Garros: vincere lo Slam senza perdere un set. Il maiorchino si era preso il decimo titolo di Parigi andando vicino al record di game persi (appartenente a Bjorn Borg), lo svizzero è entrato nell’Olimpo con una finale nella quale ha concesso appena 8 giochi al povero e sfortunato Marin Cilic. (agg. di Claudio Franceschini)

Uno dei pochi record che manca a Roger Federer, ma che potrebbe arrivare a breve, è quello di più anziano vincitore Slam: Ken Rosewall, uno dei meravigliosi australiani che hanno dominato il mondo del tennis tra gli anni Cinquanta e Sessanta, vinse gli Australian Open nel 1972 a 37 anni compiuti, e per di più sarebbe anche arrivato in finale a Wimbledon a 40 anni suonati. Tutto il resto però dice Roger Federer: il titolo conquistato a Wimbledon nel 2017, battendo in finale Marin Cilic, è per lui l’ottavo sull’erba di Londra e rappresenta il primato per Slam vinti a Londra tra gli uomini. Prima, lo svizzero era appaiato a Pete Sampras e Willy Renshaw a quota 7; adesso, nessuno ha trionfato quanto lui a Wimbledon. Nel 2003 era un ragazzino: aveva ancora il codino e un accenno di barba, si sbarazzò di Mark Philippoussis e nel discorso post-finale, con il trofeo in mano, scoppiò in singhiozzi nel ringraziare i tanti svizzeri che lo avevano seguito. Oggi Federer ha 14 anni in più e c’è tutto il modo a guardarlo e tifarlo: un fenomeno che ha coinvolto tutti, dai grandi appassionati di tennis a chi guarda qualche finale sparsa a chi semplicemente il tennis non sa esattamente come funzioni, però conosce Federer perchè Federer ha trasceso questo mondo. Questo è uno dei grandi successi del Re, se ci pensate bene: ancor più dei 93 trofei (Jimmy Connors resta saldamente davanti), ancor più dei 19 Slam (irraggiungibile anche solo a pensarci, almeno per ora), ancor più degli otto Wimbledon, il trionfo di Federer è stato quello di aver messo tutti d’accordo.

Quando succede questo, pensiamo per esempio al Valentino Rossi nel mondo del motociclismo, significa che non si tratta più di stabilire quanto si è forti e quanto più degli avversari: si tratta di parlare di una leggenda, come lo svizzero è diventato. Da tempo, ma il suo ritorno in grande stile lo ha dimostrato ancora una volta. Il suo 2017 si era aperto con il trionfo agli Australian Open: inaspettato, uno Slam a quattro anni e mezzo dall’ultimo (proprio a Wimbledon), quando tutti erano ormai convinti che i periodi di grandi trionfi fossero ormai andati. Anche se Roger tornava in finale, anche se giocava meravigliosamente bene, c’erano i Nadal prima e i Djokovic poi a tarpargli le ali. Lui ogni volta incassava la sconfitta, diceva che sarebbe tornato, tornava e giocava ancora meglio, ma non vinceva. Poi è tornato a farlo: quando ha trionfato a Melbourne, si è capito improvvisamente e immediatamente che il Re lo avrebbe fatto di nuovo. Bastava solo questo: un successo, uno Slam per avere la certezza che potesse farcela ancora. Da allora è stato una marea: il Sunshine Double (Indian Wells e Miami a distanza di due settimane) e Wimbledon sono stati una diretta conseguenza. Dopo aver battuto il povero Cilic, anche azzoppato e limitato da un problema al piede, Federer ha detto che “averci creduto è stato tutto quello che ho fatto”. Siamo d’accordo, Roger, ma raccontala giusta: crederci con il tuo talento e la tua grandezza sul campo è un po’ più facile che per gli altri. 

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