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EUGENIO BERSELLINI/ Il ricordo di Javier Zanetti: Ora ci sentiamo un po' più soli!

È morto Eugenio Bersellini, l'allenatore dell'Inter nello scudetto 1979-1980: ultime notizie, è scomparso a Prato lo storico "sergente di ferro" di Inter e Torino: l'aneddoto su Beccalossi

È morto Eugenio Bersellini (LaPresse) È morto Eugenio Bersellini (LaPresse)

La scomparsa di Eugenio Bersellini ha lasciato tutti un po' scossi nonostante l'età fosse quella di una persona che di avventure nella vita ne aveva vissute molte. Uomo di grande integrità morale, professionista serio è stato un esempio per tutti gli appassionati di calcio e non solo. Lascia un vuoto incolmabile come hanno dimostrato i messaggi di cordoglio di suo ex colleghi e compagni di squadra. Quello che sicuramente stupisce più di tutto è che anche calciatori o dirigenti troppo giovani per aver collaborato con lui lo ricordano con affetto e grande stima. Tra questi non si può non sottolineare quello che ha scritto la più grande bandiera della storia recente dell'Inter che ora fa parte della dirigenza, cioè Javier Zanetti. L'argentino ha scritto: "In ricordo di Eugenio Bersellini. La notizia della tua scomparsa ci fa sentire tutti un po' più soli. Un abbraccio alla famiglia", clicca qui per il tweet e per i commenti dei follower. (agg. di Matteo Fantozzi)

IL RICORDO DI INTER, TORINO E SAMPDORIA

Sono state numerose le reazioni giunte finora, dopo la notizia della morte di Eugenio Bersellini, scomparso all'età di 81 anni dopo una carriera nel mondo del calcio. A ricordarlo è stata ovviamente anche la società dell'Inter con la quale Berselli vinse uno scudetto nella stagione 1979/1980. "FC Internazionale piange la scomparsa di Eugenio Bersellini, che guidò i nerazzurri per cinque stagioni, dal 1977 al 1982, conquistando due volte la Coppa Italia e lo Scudetto 1979/80. Alla famiglia vanno il pensiero e l'affetto di tutto il Club e dei tifosi nerazzurri", si legge sul sito ufficiale del Club. Anche il Torino ha ricordato l'allenatore scomparso con un messaggio pubblico sul proprio sito nel quale viene ricordato l'allenatore (guidò i granata per due stagioni dall'82 all'84) come un "apprezzatissimo uomo di sport". Lo ricorda anche la Sampdoria della quale fu tecnico dal '75 al '77: "Modi ruvidi ma ricordi dolci. Sono quelli che ci vengono alla mente pensando a Eugenio Bersellini. L’allenatore della prima Coppa Italia si è spento a Prato all’età di 81 anni e con lui se ne va un pezzo di storia della Sampdoria". Tutti i club che lo hanno visto protagonista nel corso della sua carriera, si sono uniti al cordoglio stringendosi attorno alla famiglia. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

IL RICORDO DI SPILLO ALTOBELLI

Eugenio Bersellini verrà ricordato sempre dalla grande rosa di quel triennio magico alla guida dell’Inter, con tre trofei portati in bacheca al Meazza, sponda neroazzurra: tra i primi a commentare l’improvvisa scomparsa del sergente di ferro è stato Alessandro “Spillo” Altobelli. «Bersellini è stata la mia grande fortuna. Fu lui, appena arrivato all'Inter, a volermi in nerazzurro e lì mi fece crescere e diventare, grazie ai suoi allenamenti e al suo metodo, tutto quello che sono stato. Il merito è suo: evidentemente aveva visto qualcosa in me, qualcosa su cui lavorare e credere. Fu la mia fortuna e anche quella dell'Inter, che in quei 5 anni, oltre al campionato vinse due Coppe Italia, raggiunse una semifinale di Coppa campioni e batté due volte la Juventus in goleada». Sulla sua incredibile disciplina tattica e di gruppo richiesta da Bersellini, è sempre Spillo a spiegarla meglio in una intervista a Repubblica: «credeva fortemente in quello che faceva, anche a costo di sbagliare. In effetti, oltre ad essere un grande tecnico, insisteva molto sulla preparazione atletica e all'epoca, in questo senso, fu un innovatore: aveva già introdotto lo stretching, ad esempio, nessuno lo faceva. Certo, poi c'erano anche ritiri dal venerdì fino alla metà della settimana successiva... Ma per vincere servono sacrifici e questo è il più grande insegnamento che ci lascia».

LA CARRIERA

È morto il grande Eugenio Bersellini, allenatore dello Scudetto dell’Inter nel 1979-1980 e mitico interprete di un calcio che forse non c’è più fatto di cuore, grinta, pressing e forze spremute per tutti i suoi giocatori che ancora lo ricordano come il “sergente di ferro”. Lo conferma la locale Misericordia di Prato nella cui sede la famiglia sta allestendo la camera ardente: Bersellini aveva 81 anni e l’addio di oggi è uno dei più tristi nella storia dell’Inter che ben ricorda quella cavalcata negli anni Ottanta con un giovanissimo Zenga, un fenomenale Beccalossi e un inossidabile Spillo Altobelli. Il suo debutto ufficiale come calciatore risale addirittura al 1954 con il Fidenza, seguito da squadre come Brescia, Monza, Pro Patria e Lecce. È però come allenatore che costruisce le migliori fortune nel mondo del calcio: inizia proprio da Lecce negli anni Settanta, e dopo una lunga gavetta nel 1972 arriva all’Inter costruendo la squadra perfetta due anni dopo per lo Scudetto della presidenza Fraizzoli. Seguirono poi tante altre squadra - Torino, Sampdoria, Fiorentina, Avellino, Bologna e altre ancora - fino all’addio alla Panchina nel 2007 al Sestri Levante. Tra i maggiori successi, oltre allo scudetto (1979-1980) ci sono anche due Coppe Italia sempre sulla panchina dei neroazzurri (1977-1978 e 1981-1982).

I PASTICCINI DI BECCALOSSI

Tutti ricordano che il Sergente di ferro Eugenio Bersellini - una sorta di Nereo Rocco su sponda neroazzurra - fondava i suoi metodi di allenamento sul “mantra” del pressing, della corsa e del vortice continuo di esercizi fisici applicati alla tattica, una vera ossessione per il mister dello scudetto Inter numero 11. Già, ma forse ricordano in poco che il compianto allenatore dalla lunghissima esperienza nel calcio italiano soleva “vendicarsi” dei troppi dolci e pasticcini che il geniale n.10 della sua Inter, Evaristo Beccalossi, soleva accompagnare nei periodi post-allenamenti. Ecco, sedute extra, corse sui gradoni e esercizi speciali alla Pinetina per il geniale e grande escluso dal Mundial 1982 volute ovviamente da Bersellini, che non accettava un fisico non perfettamente applicato alla professione di calciatore. Preparazione atletica fatta di metodi bruschi, ma vincenti, un classico burbero dal cuore buono che fu sempre amato dai suoi calciatori: un grande che ci ha lasciato, ciao Eugenio.

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