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Calcio e altri Sport

MORTE DAVIDE ASTORI/ All'estero: da Antonio Puerta a Marc-Vivien Foé, i calciatori deceduti in campo

La morte improvvisa di Davide Astori riporta alla memoria tragedie del passato nel nostro calcio: dall'incidente in Polonia di Gaetano Scirea ai decessi in campo di Morosini e Renato Curi

Davide Astori è scomparso a 31 anni (Foto LaPresse)Davide Astori è scomparso a 31 anni (Foto LaPresse)

Non solo in Italia, ovviamente, dato che purtroppo le cronache recenti del calcio internazionale (europeo e non) ci restituiscono tragedie molto simili a quella di Davide Astori: in alcuni casi, anzi, sono avvenute in campo e hanno destato ancora più sgomento, proprio perché avvenute in diretta e le cui cause sovente son state collegate a un malore legato proprio all’attività fisica. Come ha ricordato lo stesso Monchi, ds spagnolo della Roma, nel suo messaggio di cordoglio alla Fiorentina e alla famiglia del suo capitano, lui ha vissuto da vicino la morte di Antonio Puerta, morto nell’agosto 2007 quando militava nel Siviglia durante una gara contro il Getafe, colpito da arresto cardiaco. Il suo è stato il precedente più eclatante e che ancora oggi si ricorda, al pari della morte di Marc-Vivien Foé, calciatore camerunense stroncato anch’egli da un infarto sul terreno di gioco nel corso del match tra la sua nazionale e la Colombia a Lione per la semifinale di Confederations Cup del 2003. L’anno successivo era stata l’Ungheria a piangere la scomparsa dell’attaccante magiaro Miklos Feher a cui fu fatale una trombosi polmonare mentre giocava un match con la maglia del Benfica. Più di recente, invece, si ricordano le morti di Patrick Ekeng, anche lui originario del Camerun e deceduto nel maggio 2016 durante la gara tra la sua Dinamo Bucarest e il Viitorul Constanta. (agg. di R. G. Flore)

DAVIDE ASTORI, QUANDO MUORE UN CALCIATORE

La tragica morte di Davide Astori ha sconvolto il mondo del calcio: il capitano della Fiorentina, come abbiamo raccontato, è stato trovato privo di vita nella sua camera di albergo a Udine, dove la Viola avrebbe dovuto giocare la partita di Serie A, presumibilmente a causa di un arresto cardiocircolatorio. Un fulmine a ciel sereno, una notizia improvvisa che ha scosso tutti, tanto da far giustamente rinviare tutte le partite di Serie A e di Serie B. Purtroppo, non è la prima tragedia che coinvolge il calcio del nostro Paese: la morte in campo di Piermario Morosini - in realtà sarebbe deceduto poco dopo - in una Pescara-Livorno di Serie B è ancora negli occhi di tutti. Era il 14 aprile 2012: allora c’erano state tante polemiche per l’assenza di un defibrillatore in campo, e anche perchè l’ambulanza che avrebbe dovuto trasportarlo in ospedale era stata bloccata da alcune auto parcheggiate nel posto sbagliato. La lista non è lunga - fortunatamente - ma raccoglie altri tre calciatori: Andrea Cecotti, nel 1987, stava giocando con la sua Pro Patria quando per un fastidio alla gamba fu sostituito. Negli spogliatoi la situazione si aggravò: in ospedale gli diagnosticarono una trombosi carotidea alla gamba e un embolo al cervello, il giorno seguente entrò in coma irreversibile, cinque giorni più tardi spirò. Dieci anni prima Renato Curi, simbolo di uno straordinario Perugia, cadde in campo come sarebbe poi successo a Morosini: fu rialzato da Benetti, Bettega e Scirea - era un Perugia-Juventus - cadde nuovamente, quando arrivò al Policlinico era di fatto già morto per un’anomalia cardiaca e dopo pochi anni la società umbra gli avrebbe dedicato lo stadio. Nel 1969 morì invece negli spogliatoi Giuliano Taccola: era un Cagliari-Roma e lui, 25 anni, giocava con la maglia giallorossa.

LE ALTRE MORTI ILLUSTRI

Il calcio italiano è stato colpito anche da morti lontane dai campi, ma comunque tragiche. La più recente quella di Jason Mayele, che giocava nel Chievo: stava andando ad allenarsi con la sua squadra e perse il controllo della sua automobile. Soltanto pochi mesi prima - nel 2002 - Vittorio Mero perse la vita sull’autostrada A4, mentre andava a trovare i genitori. Destino fatale: il suo Brescia stava per scendere in campo contro il Parma in Coppa Italia ma lui era squalificato. I giocatori appresero la notizia in campo: Roberto Baggio, allora capitano delle Rondinelle, gettò i guanti a terra e si diresse subito negli spogliatoi, come tutti i compagni e gli avversari. Il 1997 è ricordato per la morte di Federico Pisani, ottimo talento che si era già affacciato alla prima squadra dell’Atalanta: aveva 22 anni, si schiantò con la sua fidanzata di ritorno dal casinò di Campione d’Italia. Aveva appena esordito in Serie A, con il Bologna, Niccolò Galli, figlio di Giovanni per tanti anni portiere del Milan e della Nazionale: il suo fu un incidente in motorino. Celeberrimo invece lo schianto di Gaetano Scirea in Polonia: il difensore si era ritirato da quattro mesi e lavorava come osservatore per la Juventus. Avrebbe dovuto visionare il Gornik Zabrze, avversario dei bianconeri in Coppa Uefa: la società non avrebbe nemmeno voluto mandarlo non ritenendo il viaggio necessario, lui come sempre ligio al dovere e professionale ci andò comunque. L’auto sulla quale viaggiava fu tamponata da un furgone e prese fuoco: si salvò il solo dirigente polacco, la notizia della morte di Scirea venne data da Sandro Ciotti, in diretta alla Domenica Sportiva.

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