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DRAFT NBA/ Anthony Davis prima scelta 2012, ecco il dettaglio del primo giro

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Blake Griffin, prima scelta assoluta nel 2009 (Infophoto)  Blake Griffin, prima scelta assoluta nel 2009 (Infophoto)

DRAFT NBA, ANTHONY DAVIS E IL PRIMO GIRO DI CHIAMATE - Quando nel 1984 i Portland Trail Blazers scelsero, con la seconda scelta assoluta, tale Sam Bowie, lasciando lì un giovanotto di nome Michael Jeffrey Jordan, forse non tutti sospettavano che la cosa si sarebbe trasformata nel più colossale errore del secolo, almeno in ambito cestistico. La storia ci ha poi detto che il ragazzo da North Carolina ha vinto sei anelli e si è consacrato come il più forte giocatore di tutti i tempi, mentre di Bowie si sono perse le tracce tra un infortunio e l'altro. Draft NBA: fosse una scienza esatta, non sarebbe così bello e atteso. Si è svolta ieri notte, al Prudential Center di Newark, nel New Jersey, la cerimonia delle chiamate, da parte delle 30 franchigie, dei prodotti universitari dichiaratisi eleggibili per il mondo del basket professionistico americano. Anche l'Italia ha avuto i suoi momenti da ricordare: Andrea Bargnani è stato prima scelta assoluta nel 2006, Gallinari sesta nel 2008 (con fischi del Madison Square Garden di New York, che si aspettava altre soluzioni dal management dei Knicks), Belinelli diciottesima l'anno precedente. Quest'anno la prima scelta, decisa da un'estrazione con probabilità assegnata sulla percentuale di vittorie della scorsa stagione (in soldoni: chi ha fatto peggio ha il diritto ad avere maggiori possibilità di pescare la prima scelta), spettava ai New Orleans Hornets, squadra della Louisiana appena passata a una nuova proprietà dopo che era stata controllata dalla NBA stessa (storia nota e vecchia quella della trade bloccata da David Stern, che avrebbe spedito Chris Paul ai Lakers). Ovviamente, senza indugi, New Orleans ha selezionato, in una delle decisioni più scontate degli ultimi anni, Anthony Davis, lungo di Kentucky, fresco campione NCAA da dominatore del torneo. Un difensore con grande senso della posizione e del timing per le stoppate, ma anche un attaccante sublime che a livello collegiale ha dominato. Può diventare un super difensore o una star, oppure rimanere un ottimo giocatore che non sposta gli equilibri: questo, ce lo diranno tempo e alchimie. Ad ogni modo, visto che poi New Orleans con la scelta numero 10 ha chiamato il playmaker di Duke Austin Rivers, figlio di quel Doc campione NBA 2008 da allenatore dei Boston Celtics, la franchigia della Louisiana si è costruita un asse play-centro mica da ridere (anche se forse Davis potrebbe essere impiegato come ala forte e lo stesso Rivers non disdegna il ruolo di guardia tiratrice, cosa che ha fatto pensare a una partenza di Eric Gordon). La seconda scelta al momento è degli Charlotte Bobcats, ma forse non per molto: Michael Kidd-Gilchrist, compagno di squadra di Davis nei Wild Cats, in teoria sarebbe dovuto passare immediatamente a Cleveland, in cambio della quarta scelta. In realtà Gibson ha puntato su Dion Waiters (Syracuse), dunque lo scambio dovrebbe saltare, ma non sono escluse sorprese visto che la società del North Carolina nei giorni precedenti al draft aveva più volte fatto capire come l'ipotesi di cedere la seconda scelta fosse più che una suggestione dettata dal momento. Attenzione, poi: la cerimonia è utile anche per trovare accordi, scambi, passaggio di giocatori attraverso complicati meccanismi che prevedono scelte girate per altre scelte, magari per averne di più. Nel 2007, ad esempio, Boston rinunciò al pick numero 4 (Jeff Green) per ottenere Ray Allen da Seattle (oggi Oklahoma City: vicenda torbida che non vale la pena approfondire qui): con Kevin Garnett e Paul Pierce, He Got Game formò i Big Three, e fu subito titolo. Di scambi così, questa notte, ancora non ce ne sono stati; ancora, almeno fino alle 4 del mattino, ora italiana. Da qui in avanti, chissà. Qualcosa di minore, comunque, è successo. E' il caso dei Dallas Mavericks, che hanno selezionato Tyler Zeller, lungo di North Carolina, alla numero 17, ma l'hanno immediatamente girato ai Cleveland Cavaliers, naturalmente essendosi accordati prima, in cambio di altri tre pick. Semplice: cedo una scelta più o meno alta, ma ne ricevo in numero maggiore, potendo ricostruire in un colpo solo. Che poi funzioni, questo è tutto da vedere, e qui torniamo all'inizio dell'articolo. Comunque. Qualche botto c'era già stato prima del draft, vedi ad esempio i Detroit Pistons che hanno spedito Ben Gordon a Charlotte e si sono presi Corey Maggette. Qui c'è tutto un sistema di monte ingaggi, tetto salariale e limite massimo da non oltrepassare (in realtà si può, dietro pagamento di una tassa) che fa in modo, sulla carta, che tutti possano avere le stesse possibilità di vittoria. Sulla carta, perchè poi non è esattamente così, almeno non al 100%: ma visto che le regole ci sono, questi scambi avvengono in maniera più o meno costante. Da segnalare, per tornare alle chiamate, Bradley Beal alla numero 3 (Washington), una sorpresa; Scendendo troviamo Thomas Robinson, che con Kansas ha perso la finale NCAA e ora va a Sacramento a formare una coppia di lunghi sulla carta devastante con DeMarcus Cousins. Harrison Barnes, dato tra la 2 e la 3 appena prima che i Tar Heels di North Carolina affrontassero la March Madness, scende fino alla 6 e va a Golden State: qui attenzione, perchè nei giorni scorsi i Chicago Bulls hanno esplicitato più volte di voler puntare al ragazzo, e non sono esclusi colpi di scena (Luol Deng la probabile pedina di scambio). Kendall Marshall, miglior assist man della NCAA l'anno passato, scende alla 13 e finisce a Phoenix: 



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