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PAGELLE/ Parma-Inter (3-1): i voti, la cronaca, il tabellino (36esima giornata di Serie A)

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Andrea Stramaccioni, questa volta non basta (Foto: Infophoto)  Andrea Stramaccioni, questa volta non basta (Foto: Infophoto)

LE PAGELLE DI PARMA-INTER (3-1): I VOTI, LA CRONACA, IL TABELLINO - Parma-Inter finisce 3-1. Il calcio è bello perché è imprevedibile. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Tante, tantissime, perché spessissimo succede quello che meno ti aspetti. Stasera però, probabilmente, si è passato il limite: stasera il troppo ha “stroppiato”. Sia in positivo, per i tifosi del Parma, sia soprattutto in negativo, per quanto concerne i poveri tifosi nerazzurri. Immaginatevi una rincorsa pazzesca, pazza e appassionante alla Champions League, a poche settimane dal concretizzarsi, magari vincendo proprio il derby, in casa per giunta! Prima, però, c’è da battere il buon Parma, ostico ma ormai salvo. Si, va bene, facciamo attenzione, ma questa la vinciamo facile…e infatti, dopo un tempo, sei in vantaggio, e passa inosservato il fatto che hai sofferto tutto il primo tempo.

CRONACA PRIMO TEMPO - Passa inosservato il fatto che hanno giocato solo gli uomini di Donadoni, padroni del campo dal primo al quarantacinquesimo minuto. Il fatto è che però i folletti gialloblu non riescono quasi mai a rendersi davvero pericolosi, ma si limitano a creare una grande mole di gioco al limite dell’area. L’Inter invece, cinica come una grande squadra qual è, aspetta sorniona per colpire con cattiveria al primo spiraglio. E questo succede al 13’, quando un contropiede al veleno avviato da Alvarez porta Stankovic in area: il serbo dalla destra vede Milito in mezzo e lo serve, la palla è lunga, ma sul secondo palo spunta Snejider che la sbatte in rete. Terzo gol in due partite per il folletto di Utrecht, che mette in ghiaccio i tre punti dopo solo un quarto d’ora. Il Parma non molla, e continua a fare la partita, ma a parte qualche spunto dei singoli, non riesce a mordere una coppia centrale, quella formata da Samuel e Lucio, che all’apparenza sembra invalicabile. I pericoli arrivano solo da un sinistro pericoloso che Valdes esplode dal limite, il che però si conclude in un nulla di fatto. Il palleggio dei campioncini gialloblu sembra quindi sterile, fine a se stesso, e perciò i ragazzi di Stramaccioni, fin li apparentemente in controllo del match, sono contenti cosi, perché, come si suol dire, hanno raggiunto il massimo risultato col minimo sforzo.

CRONACA SECONDO TEMPO - Il secondo tempo però sembra un horror di Stephen King, e il pagliaccio, in tutti i sensi, è Lucio. Il gigante brasiliano infatti, fin lì sicuro e impeccabile, la combina grossa, grossissima. L’ennesimo errore di stupidità di questo tanto forte quanto misterioso difensore regala a Giovinco un’autostrada verso la rete: la formica atomica non disdegna il regalo e, al 53’, serve in area l’accorrente Marques che fa il tap in. Insomma, un errore che vale una stagione, anche per il fatto che il Parma, galvanizzato al massimo, attacca da forsennato l’Inter, depressa al minimo, e due minuti dopo il risultato è ribaltato con Giovinco che, lasciato solo davanti a Julio Cesar, fredda il portiere per il delirio generale. L’Inter prova a rialzarsi, ma la sua forza offensiva ricorda quella di Golia: il Parma, che ricorda Davide, piccolo e intelligente, infilza il gigante da ogni parte, che prendendo botte da sinistra a destra resta in ginocchio e, come un caprone, carica a testa bassa senza sortire effetto. Stramaccioni, che a dispetto di quanto afferma a fine gara è molto teso, getta nella mischia tutti gli attaccanti a disposizione: ma proprio Zarate e Pazzini sprecano due gol pazzeschi, e si resta così. Anzi, all’83’ arriva l’umiliazione finale, con uno scatenato Biabiany che infila in contropiede tutta la retroguardia nerazzurra e, saltato Julio Cesar, insacca il più crudele gol dell’ex. Finisce così, l’Inter abbandona questa cavalcata appassionante nel modo più ignobile possibile. La carica agonistica del Parma, che mette in campo una rabbia degna di una moglie che sorprende il marito con l’amante, deve insegnare cosa voglia dire la frase “onorare la maglia”: non che i giocatori dell’Inter oggi non l’abbiano fatto, questo no. Più che altro, questi tre minuti di empasse totale e ingiustificabile per una squadra con questo obiettivo, lasciano un’amarezza di fondo, se si pensa che il tutto è scaturito dal solito errore di un giocatore spesso troppo sbadato. Sbagliato colpevolizzare il singolo, ma non è la prima e non sarà l’ultima volta. Stavolta, gli errori hanno avuto la meglio, il cuore non è bastato. Ancora una volta, l’Inter ha dimostrato che, nel calcio come in ogni cosa, con la sola emotività non si va da nessuna parte.

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