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TIGER WOODS/ Contri (Pubblicità Progresso): cosa c'è dietro al divorzio del campione con la pubblicità

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Giornali e siti web sono stracolmi di commenti sulla vicenda del famosissimo golfista Tiger Woods, il primo atleta al mondo ad aver superato la barriera del miliardo di dollari in vincite e soprattutto in contratti pubblicitari. La notizia che fa scalpore non è però questa: bensì l'improvviso abbandono di tutti gli sponsor e il blocco di tutti gli spot e le campagne in cui compare a causa della improvvisa scoperta di decine di tradimenti alla moglie con donne di ogni genere (pornostar incluse).

 

Una improvvisa ondata di perbenismo? Proprio nel mondo dove impera il cinismo commerciale?

 

No, si tratta del semplice rispetto di alcune regole del gioco, alle quali, soprattutto negli Stati Uniti, si fa molta attenzione in fatto di testimonial. E Tiger Woods, queste regole, non le ha rispettate.

 

Per capire meglio occorre fare un passo indietro. Cos'è un prodotto di marca? Che cosa lo contraddistingue da un prodotto qualunque?

 

La fedeltà alla promessa di qualità. L'azienda che lo produce ha investito per anni in innovazione, produzione, pubblicità, per fare in modo che i consumatori ne siano sempre soddisfatti. Al di là di tante critiche strumentali, un prodotto che investe molto in pubblicità, è condannato alla qualità, altrimenti i consumatori prima o poi si ribellerebbero di fronte a promesse non mantenute. Anche in tempi di crisi c'è sempre chi è disposto a pagare un po' di più per avere qualità superiore.

 

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