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Cinema, Televisione e Media

DORIAN GRAY/ Parker mette in scena Oscar Wilde, ma il riadattamento del romanzo non convince

Effetti speciali mirabolanti e qualche spruzzatina di horror non servono a rianimare un omaggio mal riuscito all’opera più famosa di Oscar Wilde. LAURA COTTA RAMOSINO recensisce l’ultimo film di Parker

doriangray_firth-barnesR375.jpg(Foto)

Dorian Gray arriva a Londra ingenuo e curioso, ma cade presto sotto l’influenza del corrotto Lord Henry Wotton, che, dopo averlo convinto a lasciare la giovane attrice Sybil Vane, lo incoraggia cedere a ogni tipo di tentazione. Un giorno di fronte a un quadro del suo amico Basil che lo ritrae al colmo della sua bellezza Dorian, temendo di perdere con l’età tutto ciò che possiede, stringe un patto terribile: mentre lui resta identico, il suo ritratto comincia a portare i segni dei suoi vizi. Per difendere il suo segreto Dorian è disposto a tutto, anche ad uccidere. Ma verrà il giorno in cui Dorian, proprio quando la vita sembra offrirgli una seconda possibilità, dovrà fare i conti con se stesso e il suo passato.

Il celebre romanzo di Oscar Wilde viene portato sul grande schermo da un habitué negli adattamenti dell’autore inglese, il regista Oliver Parker (suoi già L’importanza di chiamarsi Ernesto e Un marito ideale), convinto che questo classico possa dire qualcosa alla e della società contemporanea ossessionata dalla bellezza e spaventata dalla morte.

Interpretato da Ben Barnes, principe Caspian della saga di Narnia e protagonista di Matrimonio all’inglese, il nuovo Dorian Gray diventa più ingenuo e viene dotato di una back story iperdrammatica che poco o nulla ha a che fare con il resto della vicenda.