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LOVE STORIES/ Da Titanic a New Moon, come cambia il romanticismo al cinema

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Harry ti presento Sally, la crème de la crème delle commedie romantiche, in cui anni di amicizia portavano alla consapevolezza che “quando vuoi passare con una persona il resto della tua vita, vuoi che il resto della tua vita cominci il prima possibile”, risale al 1989. Il drammone romantico per eccellenza, Titanic, in cui l’amore era concentrato in tre intensissimi giorni ma cambiava radicalmente la vita, è datato 1998; James Cameron oggi è tornato ai suoi alieni.

 

L’impressione è che, soprattutto da quando gli adolescenti hanno reclamato la loro area romantica nella narrativa e al cinema, si sia diffusa l’idea che l’amore con la A maiuscola sia materia per giovani ancora lontani dalle batoste e dalle delusioni della vita adulta, o per donne romantiche che divorano i libri melensi di Nicholas Sparks. Perciò, nessuno si arrischia più a proporre un film che risponda alla tradizionale domanda (per nulla scontata, ma forse percepita come tale), “cosa unisce due persone che stanno insieme?”.

 

Non certo il caso, la solitudine o la semplice attrazione fisica. C’è posta per te, una delle più belle commedie romantiche degli anni Novanta (1998), ci aveva raccontato che l’amore nasce dalla conoscenza della parte più nascosta dell’anima dell’amato, quella che difficilmente si rivela in pochi, fugaci incontri, ma affiora giorno dopo giorno davanti agli occhi di chi fa attenzione. Se qualcuno ancora si commuove per queste storie, corra a comprare i dvd, perché nei cinema regna il deserto dei Tartari.

 

Forse ci siamo convinti che l’amore “profondo”, che cresce nella vicinanza, sia fuori moda oppure non faccia spettacolo, perché non offre le facili soluzioni comiche di tanti film made in Italy (e, ultimamente, anche made in Usa), né i risvolti melodrammatici delle tragedie alla Romeo e Giulietta, dove le anime gemelle sono separate da forze indipendenti dalla loro volontà, accrescendo il desiderio.

 

Nei film più recenti, l’ansia del nuovo porta a cercare la sperimentazione, giocando con la struttura, la regia, i salti temporali; il dubbio è che, tra un esperimento e l’altro, si finisca per proporre un cinema freddo e distaccato, che non riesce a toccare le corde più profonde e a restare impresso nella memoria individuale e collettiva.

 

E così, non rimane che andare a cercare i vampiri, vissuti per secoli nell’ombra dell’immaginario gotico e horror, e trascinarli alla luce del sole per trasformarli in eroi romantici, che non vedono l’ora di impegnarsi con la persona amata per tutta la vita… anzi, per l’eternità.



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