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LOVE STORIES/ Da Titanic a New Moon, come cambia il romanticismo al cinema

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Di questi tempi è raro sentir parlare di anime gemelle, soprattutto al cinema. Chi ha amato le love stories degli anni Novanta dirà che il romanticismo è in via di estinzione sui nostri schermi, tanto che un film come Twilight fa scalpore proprio perché offre una dose di romanticismo puro, come vodka non diluita, che dà alla testa a un pubblico (e non solo adolescente) digiuno di storie d’amore con tutti i crismi.

 

Perché è diventato tanto difficile parlare d’amore senza scadere nel cinismo (La dura verità), nella superficialità (Amore 14) o nel dramma urlato, tra tradimenti e disperazione? Forse perché è andato perso il concetto di anima gemella, che va rispolverato dalla soffitta di un teen drama americano, Dawson’s Creek, nelle parole del protagonista: “Un’anima gemella è colei che ti ispira ad essere una persona migliore. È colei che ti conosce, ti accetta ed è la prima che crede in te, quando nessun altro lo fa”.

 

I film d’amore proposti oggi dal cinema non parlano di anime gemelle; evitano l’argomento, girandoci intorno come se ne fossero spaventati. E qualcuno preferisce parlare del loro opposto, le anti-anime gemelle, persone che si incontrano ma non sono fatte per stare insieme; è il caso del recente 500 giorni, che in apertura dichiara: “Questa non è una storia d’amore”.

 

Anche il tenero e italianissimo Dieci Inverni, in fondo, affronta il romanticismo negandolo: i due protagonisti devono compiere i loro percorsi individuali e scoprire con chi non devono stare, prima di comprendere di poter essere felici soltanto insieme.

 

Il cinema consente di esplorare temi e punti di vista diversi, quindi ben vengano anche le anti-love stories, se sono ben costruite e fanno riflettere; ma viene da chiedersi se questa tendenza non sia indice di una sorta di “distacco emotivo”, una paura nei confronti delle emozioni che spinge a raccontare storie in cui si mette in gioco tutto, tranne il proprio cuore.

 

È strano, perché in tempi di crisi la gente ha bisogno di sognare e di emozionarsi… invece, pare che il cinema punti da un lato sul divertissement inteso come “distrazione”, dall’altro sulla storia “realistica” che riflette il clima di disillusione, sfiducia e pessimismo, ma che rinuncia a una delle qualità indispensabili della narrativa: la tensione verso l’ideale. Così, il nuovo cinema “romantico” non emoziona più e, soprattutto, non fa più sognare. E da parecchi anni.

 

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