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AMELIA/ Nel film con Hilary Swank e Richard Gere la falsa libertà che non appassiona il pubblico

mercoledì 30 dicembre 2009

Un’agiografia gonfia di retorica di una donna che combatte, ma non si capisce per cosa: o forse, per qualcosa di così debole da non riuscire a tenerci svegli per tutti i 111 minuti della pellicola. Questo è Amelia, il nuovo film della regista Mira Nair.

 

La trama si ispira alla vicenda storica delle celebre aviatrice Amelia Eerhart, prima donna a sorvolare l’Atlantico (1928), scomparsa nel 1937 durante il tentativo quasi riuscito di completare, in volo, il giro della circonferenza terrestre.

 

Sin da piccola Amelia (Hilary Swank) desidera sorvolare le distese infinite del Kansas natio. Realizza il suo sogno incontrando George Putnam, intraprendente affarista interpretato da Richard Gere. Putnam la coinvolge in una strategia di mercato che faccia dei suoi voli un redditizio business, di fatto degradandola a ragazza immagine del progresso aereonautico. Lei fa i capricci, si lamenta, ma poi si abitua a girare spot di valigie e sigarette.

 

Dentro un nascente e mal abbozzato rapporto di amore-odio il ricco George, solo apparentemente spietato sciacallo, si innamora di Amelia e chiede di sposarla. Dopo la grottesca proposta “Io e te possiamo decollare verso una vita felice”, il matrimonio è subito incrinato dalle lamentele libertarie di Amelia. L’aviatrice dice sì solo a patto che non diventi un vincolo e che non sia obbligata a niente, neanche alle fedeltà, da lei definita “medievale”.

 

E infatti intrattiene un’appassionata relazione con Gene Vidal (Ewan McGregor), istruttore di areonautica e padre di un piccolo e tormentato Gore Vidal. Neanche la tresca però riesce a creare conflitto e appassionarci: più serafico che nella pubblicità della Lancia Delta, Richard Gere si comporta da monaco buddista più che da marito cornuto.

 

Dopo un viaggio in solitaria lungo l’Atlantico, la Eerhart si prepara all’impresa più rischiosa, il giro del mondo in compagnia di un navigatore alcolizzato. A ridosso dell’ultima fatale tappa Amelia ha un primo ripensamento, alla radio il marito le dice “Casa è dove sei tu” e lei, in lacrime, inizia a rendersi conto che forse la tanto sognata libertà non è quella degli spazi infiniti e deserti. Ma ahimè è troppo tardi (anche per noi, che siamo stati seduti finora ad aspettare che succedesse qualcosa) e la povera Amelia si schianta col suo compare in un punto imprecisato dell’Oceano Pacifico

 

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