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FILM AVATAR/ Ben Bova: il kolossal moralista che non dice la sua sul rapporto tra uomo e realtà

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AVATAR - La stagione 2009/2010 ha rappresentato per il cinema di fantascienza un anno di inaspettata rinascita. Dopo il revisionista Star Trek e l’esistenzialista Moon, la fantascienza è sembrata tornare a spiccare il volo con due prodotti eccezionali: il primo è District 9 di Neill Blomkamp, unica e grande sorpresa dell’anno, mentre il secondo è Avatar di James Cameron, forse il primo vero kolossal del nuovo millennio, in arrivo anche su grandi schermi italiani. Ad aiutarci a compiere una panoramica sulla nuova fantascienza è lo scrittore americano Ben Bova, uno dei maggiori rappresentanti della letteratura fantascientifica dagli anni Sessanta a oggi (dal cui romanzo The Winds of Altair James Cameron è stato accusato da molti appassionati di aver tratto il soggetto del proprio film Avatar).

 

Cominciamo col parlare dell’evento cinematografico dell’anno, ovvero Avatar di James Cameron. Uno degli aspetti che mi ha sempre affascinato della fantascienza è la possibilità demiurgica del regista/scrittore, che si ritrova col potere di creare da zero un pianeta, i suoi abitanti, la sua flora e la sua fauna. Come giudica il lavoro fatto da Cameron per il pianeta Pandora e la sua ricerca sulle tecnologie (performance capture e 3D) per portarlo in vita?

 

Il lavoro tecnologico implicato da Avatar è sbalorditivo. Per creare il mondo di Pandora e le tecnologie usate dagli uomini si è investito moltissimo in pensiero e immaginazione. L’idea di un essere umano connesso a una creatura di un pianeta alieno è già stata usata in storie di fantascienza, per esempio da Paul Anderson in Call me Joe (1957) o anche da me nel romanzo The Winds of Altair (1973). Sia il racconto di Anderson che il mio romanzo hanno al centro un essere umano che, a bordo di una nave spaziale, orbita attorno ad un pianeta alieno mentre è collegato elettronicamente a una creatura che vive sul pianeta stesso.

Nel racconto di Anderson (per come me lo ricordo) la creatura era stata creata dagli scienziati in orbita e poi mandata sul pianeta per aiutare gli umani a esplorarlo. In The Winds of Altair, la creatura è nativa del pianeta e le è stato impiantato un ricevitore elettronico che permette all’uomo a bordo della nave spaziale di controllarla. 

 

Lo spunto iniziale di Avatar è quello di un ex marine costretto su una sedia a rotelle che intraprende una missione sul pianeta Pandora. Siccome l’atmosfera del pianeta è tossica per gli esseri umani, il ragazzo collega la sua coscienza a un avatar. La fantascienza ha sempre anticipato con le sue visioni il progresso tecnologico: pensa che sarà possibile, un giorno, collegarsi a un avatar e, proprio come il protagonista del film, recuperare anche l’uso di parti irrimediabilmente lese?

 

Sì, credo che l’attuale ricerca nella biologia, nella prostetica e nell’informatica renderà possibile, in futuro, riparare i danni causati al nostro corpo da malattie o incidenti. E, oltre a questo, saremo senza dubbio in grado di creare corpi umani più forti. Il mondo dello sport deve già confrontarsi con i problemi derivati da prestazioni ottenute con il rinforzo di medicinali. Presto gli atleti useranno ossa e muscoli artificiali, così come reazioni guidate dai computer, per potenziare le loro prestazioni a livello di veri superman.

 

Rimanendo su questi temi, lei qualche tempo fa ha proposto al Presidente Obama di dare il via a un programma finalizzato alla raccolta di energia solare nello spazio (con tecnologie peraltro già esistenti). Secondo lei la fantascienza ha oggi ancora il potere di trasformarsi in scienza?

 

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L'INTERVISTA SU AVATAR A BEN BOVA, AUTORE DI THE WINDS OF ALTAIR, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO

 



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