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IL PIU’ GRANDE ITALIANO DI TUTTI I TEMPI/ Il varietà patriottico di Facchinetti e Martina Stella salvato da Fiorello

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Sgarbi ci assicura colpi di scena e legge in diretta dal suo cellulare messaggi di indignazione per i metodi poco ortodossi del programma. Capitale la scelta di un eliminando tra Giovanni XXIII, San Francesco e Padre Pio: l’indignato Vittorio tenta di astenersi dichiarando la sua indegnità, il malandrino Tinto Brass ricorda una sberla di Giovanni XXIII.

 

Segue l’eliminazione di Padre Pio e una lezione del novello teologo Sgarbi sulla differenza fra anima e spirito. Se ancora avessimo avuto dei dubbi, l’assurdità della situazione ci conferma che la scelta della giuria è un colpo ben assestato.

 

 

A montare la tensione, l’attesa enfatica e “messianica” del salvatore della patria Fiorello, invitato in studio niente di meno che dalle pagine del Corriere della Sera. Un’attesa ripagata largamente dall’irresistibile Rosario nazionale che, con deliziosa ironia, fa strage di quel poco di retorica rimasta.

 

Dal pubblico l’esperto ci dice che questo è uno spettacolo disseminato di citazioni pirandelliane. Non ne siamo così convinti ma sicuramente Il più grande italiano di tutti i tempi ha lo schizofrenico eclettismo di “Uno, nessuno, centomila”. Impossibile non rimanere sconcertati di fronte alla leggerezza con cui si passa da Pappalardo al Cantico delle creature, dal talk shaw urlacchiato alla grazia delle melodie pucciniane.

 

Ma questa rapidità che non conosce riflessione e rispetto non ci deve scandalizzare, è solo il linguaggio di un’era che Baricco chiama “barbarica”. Un’era in cui ciascuno di noi deve trovare il suo posto.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
21/01/2010 - "Il più grande": barbarie televisiva (carlo candiani)

...e allora che facciamo? Ci rassegnamo?

RISPOSTA:

Non credo dovremmo rassegnarci, sig. Candiani. Soltanto, qualsiasi proposta alternativa dovrà tener conto di questa frenetica sovrapposizione di linguaggi o sarà un urlo nel deserto. La vera barbarie televisiva é quella dei sentimenti esibiti e del buonismo melenso. Ma ieri, su Raidue, i patti erano chiari: poca ideologia, pochi sentimenti, poca cultura. Non ne siamo certo usciti migliori ma nemmeno ubriachi di quei falsi valori che la televisione spesso ci propina. “Il più grande italiano” é rimasto nei confini del gioco, e questo depone a suo favore. Trovo poi che quest’età barbara sia una grande sfida, come già lo fu in passato. (Eleonora Recalcati).