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GLEE/ Ryan Murphy (Nip/Tuck) e quella serie cinica e delicata sui teen-agers americani

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Dal creatore di Nip/Tuck ci saremmo aspettati di tutto, ma nessuno poteva prevedere la nascita di una serie così leggera e positiva, che tuttavia non rinuncia ad affrontare problemi e temi importanti. Dopo l'anteprima italiana del 26 dicembre, ieri sera è sbarcata finalmente su Fox la prima stagione di Glee, nata dalla mente di Ryan Murphy, noto appunto per aver ideato la trasgressiva Nip/Tuck.


Il Glee Club è il gruppo di canto corale della McKinley High School, fatto resuscitare dal docente di spagnolo Will Schuester e formato dagli outsider dell'istituto scolastico. Se lo scopo di Will è offrire una seconda possibilità agli studenti emarginati, il preside della scuola è di tutt'altro avviso: il Glee Club deve dare visibilità all'istituto e la qualificazione al concorso nazionale è d'obbligo per mantenere intatti i finanziamenti al Glee Club, che altrimenti saranno devoluti alla squadra di cheerleader capitanata dalla perfida Sue Sylvester, la quale farà di tutto per distruggere il Glee Club.

 

Dopo un episodio pilota un po' frettoloso ma che mette le basi, anche stilistiche, della serie, Glee si rivela essere una continua sorpresa, puntata dopo puntata. Merito soprattutto di una sceneggiatura che sfrutta diversi generi (dal teen-drama alla parodia dello stesso, dal musical alla commedia) frullandoli insieme in modo armonico e solido. Non stupitevi quindi se, nella stessa puntata, vi troverete prima a cantare, poi a sorridere e infine a piangere: questa è la macchina perfetta di Glee, che macina energia e positività in una serie piacevolmente “stonata” per i tempi difficili in cui viviamo.


Ma attenti, Glee non è accomodante, né tantomeno schiva temi complessi nascondendosi dietro qualche canzoncina. La serie affronta con coraggio problemi come l'omosessualità, l'integrazione razziale, l'handicap e la maternità, senza mai mettersi in cattedra e dimostrandosi capace di parlare agli adolescenti con una effervescente varietà di toni, che apparentemente sembrano contrapporsi.


Chi riuscirebbe a trattare un tema come l'handicap facendo uso contemporaneamente di un umorismo cinico e di una delicatezza inaspettata? Ecco, Glee riesce in questa impresa impossibile, e il pubblico (soprattutto quello più giovane) l’ha premiata con ascolti record che l’hanno portata qualche giorno fa ad aggiudicarsi il Golden Globe come Miglior serie Comedy (battendo avversari illustri come The Office e 30 Rock).


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