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MI RICORDO DI ANNA FRANK/ La fiction sull'Olocausto che, come un diario, affida la vita al ricordo

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I temi cruciali sollevati dall’Olocausto sono espressi nel film in modo diretto: dov’era la coscienza degli ufficiali nazisti? Dov’era Dio? I protagonisti offrono le loro risposte, che non spiegano né giustificano quanto è accaduto, ma esprimono il punto di vista della fede: “Tu credi nel sole, anche se un giorno non lo vedi splendere? Per questo io credo in Dio anche se lui si nasconde”, dice il rabbino sul treno che lo porta ad Auschwitz.

Anche Anna, con la sua immaginazione, con il suo incrollabile ottimismo, non ha mai messo in dubbio la bontà del mondo. Dio ha dato all’uomo la legge morale, spiega suo padre alla fine del film, ma sta all’uomo, a cui Dio ha donato la libertà, applicarla; ed essere liberi significa addormentarsi sapendo di non avere fatto del male a nessuno.

Chi tra gli “ariani” ha saputo ascoltare la propria coscienza, ha cercato di aiutare gli ebrei come poteva; se non è riuscito a salvare loro la vita, ne ha conservato però la memoria, come suggerisce il personaggio di Miep, dipendente dei Frank, che custodisce il diario di Anna e lo consegna al padre quando torna ad Amsterdam.

Le pagine a cui la ragazzina aveva affidato i sogni, le speranze, le paure e le riflessioni sul progressivo oscurarsi della coscienza umana, sono stampate e, come in una sorta di passaggio di testimone, donate ad Hanneli, che ora vive in Palestina ed è madre e nonna.

 

Ricordare: di fronte al Male, a eventi in cui ogni giudizio non può mai essere tanto forte quanto ciò che veramente è accaduto, la memoria si offre come unico strumento a disposizione dei posteri per impedire che il tempo rischi di sbiadire uno dei più atroci capitoli della storia umana. Ciò che accadde in quel periodo è inspiegabile, perché spiegare significa già quasi giustificare.

 

E allora, lasciamo parlare i testimoni, le voci del passato che oggi sembrano più vive che mai; come quella di Anna Frank, che ci lascia in queste parole uno dei messaggi più belli di ogni tempo: “È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”.



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COMMENTI
28/01/2010 - Mi ricordo di Anna Frank (riccardo barone)

Il dramma dell'Olocausto (e ce ne sono altri: ex Jugoslavia, Ruanda, Armenia)è quanto di più tremendo l'uomo ha compiuto nel corso della sua storia. La giornata della memoria è una giornata sacrosanta, onore al parlamento che nel 2000 l'ha imposta per legge. Detto ciò la fiction si è rivelata tale, non tanto per la trama, quella è roba vera, quanto per la realizzazione. Un film tipicamente italiano, attori non pertinenti, lo stesso Moni Ovadia non c'entrava nulla con il campo di sterminio e la sensazione che fosse tutto appiccicato con un po' di melassa. Paragonato ad un film come Il pianista è veramente poca cosa. Non sono riuscito a vederlo tutto.

RISPOSTA:

Lei ha ragione, guardato con occhio critico, il film non è fatto granchè bene: ci sono passaggi ellittici, scene lente e alcuni attori non recitano esattamente da... Oscar. Ma quando le storie - vere - sono così forti, è come se parlassero da sole. C'erano dei bei momenti di sceneggiatura nel film, come l'incontro/scontro tra il rabbino e il giovane ufficiale tedesco che voleva farsi interrogare in filosofia per superare l'esame, oppure la scena in cui Hannali, l'amica di Anna Frank, cercava di spiegare alla sorellina - cresciuta a Bergen Belsen - cosa fosse il cioccolato. Naturalmente ci sono film sull'Olocausto che sono dei veri capolavori, come il Pianista che cita lei, ma anche Schindler's List, che io considero uno dei più bei film di sempre. Finchè si faranno film, si scriveranno libri, si racconteranno storie, l'Olocausto sarà vivo e presente nella memoria collettiva... Ilenia Provenzi