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MI RICORDO DI ANNA FRANK/ La fiction sull'Olocausto che, come un diario, affida la vita al ricordo

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Si prova sempre una sorta di timore reverenziale quando si affronta il ricordo dell’antisemitismo, delle persecuzioni contro gli ebrei e dei lager in cui si è consumato lo sterminio di un intero popolo. Molto è stato scritto e raccontato su quel periodo, ma la storia di Anna Frank resta una tra le più autentiche e toccanti testimonianze, capace di parlare a tutti, attraverso le generazioni, senza differenze di razza o di provenienza.

Forse perché a narrarla è un’adolescente, che filtra le vicende personali e sociali nel modo tipico della sua età, attraverso le emozioni; oppure perché, nonostante il suo celebre diario testimoni una vicenda di morte, le pagine trasudano vita, energia, voglia di scoprire, riflettere, sperare a dispetto della tragica situazione storica.

 

Nel giorno della memoria, la storia di Anna Frank ritorna nel film prodotto da Rai Fiction e diretto da Alberto Negrin, che narra l’amicizia tra la quindicenne Anna e la coetanea Hanneli Goslar ispirandosi al romanzo omonimo di Alison Leslie Gold. Il film è straziante, ma non perché calca troppo le emozioni: la storia parla da sé.

 

Anche se il diario resta il filo conduttore della storia, le vicende narrate si riferiscono per lo più al periodo successivo alla sua stesura, quando Anna, la sua famiglia e i suoi amici vengono catturati dai nazisti e deportati nei campi di concentramento.

 

I diversi destini di Anna, che muore nel campo di prigionia di Bergen Belsen insieme alla sorella dopo un atroce periodo trascorso ad Auschwitz, e di Hanneli, che riesce invece a salvarsi e torna in Palestina con la sorella minore, sono i destini dei morti e dei sopravvissuti. I morti, coloro che non sono mai diventati grandi, coloro che non sono mai diventati vecchi, sopravvivono nella memoria di chi può ancora raccontare la verità, testimoniare la progressiva distruzione della dignità umana e della legge morale, che, come dice il rabbino nel film, significa “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

I sopravvissuti, costretti ad affrontare il dramma della perdita della propria famiglia, cercheranno di rispondere alla domanda – senza risposta – formulata da Otto Frank, il padre di Anna: “perché lei, e non io?”

 

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COMMENTI
28/01/2010 - Mi ricordo di Anna Frank (riccardo barone)

Il dramma dell'Olocausto (e ce ne sono altri: ex Jugoslavia, Ruanda, Armenia)è quanto di più tremendo l'uomo ha compiuto nel corso della sua storia. La giornata della memoria è una giornata sacrosanta, onore al parlamento che nel 2000 l'ha imposta per legge. Detto ciò la fiction si è rivelata tale, non tanto per la trama, quella è roba vera, quanto per la realizzazione. Un film tipicamente italiano, attori non pertinenti, lo stesso Moni Ovadia non c'entrava nulla con il campo di sterminio e la sensazione che fosse tutto appiccicato con un po' di melassa. Paragonato ad un film come Il pianista è veramente poca cosa. Non sono riuscito a vederlo tutto.

RISPOSTA:

Lei ha ragione, guardato con occhio critico, il film non è fatto granchè bene: ci sono passaggi ellittici, scene lente e alcuni attori non recitano esattamente da... Oscar. Ma quando le storie - vere - sono così forti, è come se parlassero da sole. C'erano dei bei momenti di sceneggiatura nel film, come l'incontro/scontro tra il rabbino e il giovane ufficiale tedesco che voleva farsi interrogare in filosofia per superare l'esame, oppure la scena in cui Hannali, l'amica di Anna Frank, cercava di spiegare alla sorellina - cresciuta a Bergen Belsen - cosa fosse il cioccolato. Naturalmente ci sono film sull'Olocausto che sono dei veri capolavori, come il Pianista che cita lei, ma anche Schindler's List, che io considero uno dei più bei film di sempre. Finchè si faranno film, si scriveranno libri, si racconteranno storie, l'Olocausto sarà vivo e presente nella memoria collettiva... Ilenia Provenzi