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Cinema, Televisione e Media

BACIAMI ANCORA/ La sindrome di Peter Pan e il "Muccinismo"

Con Baciami ancora sembra che Muccino abbia deciso di cambiare soggetto: dal trentenne, eterno adolescente, in perenne lotta con l’ombra dei genitori, al quarantenne maturo che deve barcamenarsi nella vita adulta. Sarà cresciuto pure il regista? Il Commento di ILENIA PROVENZIed ELISA ROSSINI

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Dopo la felice parentesi americana Muccino sarà diventato più ottimista, sulla scia dell’American Dream? Sarà anche lui maturato, come i protagonisti de L’Ultimo Bacio, che tornano dopo dieci anni nel film in uscita oggi nelle sale? Il regista dichiara che Baciami Ancora è il suo lavoro più ottimista, in cui le paure e i sogni più effimeri cedono il passo alle responsabilità e alla possibilità di riparare ai propri errori.


Avevamo lasciato Carlo, il trentenne irrisolto protagonista de L’Ultimo bacio, in fuga dai doveri della vita adulta; lo ritroviamo quarantenne, padre separato, ma finalmente deciso a riconoscersi come uomo e non eterno Peter Pan.


I film girati da Muccino prima dell’esperienza hollywoodiana sono generalmente visti come lo specchio della generazione a cavallo del terzo millennio, cresciuta nel benessere economico e nel sogno dello scintillante mondo televisivo e pubblicitario, terrorizzata dalla fine dell’età pre-adulta, in cui tutto è ancora possibile e realizzabile.


Il cosiddetto “muccinismo” ha inaugurato una tendenza a restituire un’immagine poco lusinghiera dei trentenni di ieri e di oggi, visti non più come uomini e donne in procinto di realizzarsi e consolidare gli affetti, ma come perenni adolescenti impauriti dall’esempio dei genitori, refrattari alla scelta di una tra le tante possibilità a disposizione.


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