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LA PRIMA COSA BELLA/ Al cinema la toccante storia di una famiglia italiana raccontata da Paolo Virzì

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Una commedia non può definirsi tale se alla base non ha una buona dose di tragedia. Risate, lacrime, divertimento, commozione: sentimenti apparentemente contrastanti, ma l’ultimo film di Virzì riesce a combinarli perfettamente. E se Medusa, casa di distribuzione de La prima cosa bella, definisce la pellicola “commedia amara” un motivo pure ci sarà.

Già nel precedente Tutta la vita davanti l’amarezza di fondo era esplosa in modo evidente, in un film che raccontava il precariato del lavoro e dei sentimenti. Ne La prima cosa bella l’amarezza diventa dolore profondo, acuto, nel racconto di un legame forte e difficile come quello che unisce un figlio alla propria madre. Una madre sicuramente bella – come recita il titolo del film – ingombrante, a tratti scomoda, ma pur sempre madre che, seguendo quasi le regole del mondo animale, ama i figli di un amore viscerale e cerca di proteggerli in un modo tutto suo.

Come Tornatore con la sua Bagheria, Virzì torna a Livorno, dopo un’incursione romana con Tutta la vita davanti e una parentesi elbana in N - Io e napoleone. Il regista, coadiuvato alla sceneggiatura da Francesco Bruni e Francesco Piccolo, segue le orme di Bruno Michelucci, il protagonista del film ottimamente interpretato da Valerio Mastrandrea, che spronato dalla sorella Valeria lascia Milano per tornare nella città natale.

 

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