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Cinema, Televisione e Media

BROTHERS/ Il film di Sheridan con Natalie Portman, Tobey Maguire e Jake Gyllenhaal: una tragedia moderna

VALENTINA VITALI commenta il film di Jim Sheridan analizzando come sia ben lontano dal rispecchiare il menage à trois propagandato dai trailer per offrire invece uno spaccato della moderna società americana ALL'INTERNO IL TRAILER

brothersR375_08gen10.jpg(Foto)

Solitamente la riedizione hollywodiana di film europei non è mai una buona idea. Brothers, parziale remake del melò danese Non desiderare la donna d’altri, nonché ultima regia di Jim Sheridan (a noi noto per lavori come Nel nome del padre) sembra sfuggire a questa regola. Almeno in parte. Mancando di tensione emotiva in più punti, il film non è certo l’appassionante triangolo amoroso propagandato dal marketing, ma finisce per proporre qualcosa di diverso e forse più originale: una pregevole indagine sociale dell’America contemporanea, condensata nelle vicende dei suoi personaggi principali, straordinariamente interpretati da Natalie Portman, Tobey Maguire e Jake Gyllenhaal.

La vita di Sam (Tobey Maguire) è una collezione di successi: passato da studente modello e giocatore di football, ha sposato Grace (Natalie Portman), fidanzatina del liceo; insieme, costruiscono la famiglia americana esemplare, dove si ringrazia il buon Dio prima di addentare le pannocchie al vapore.

Non solo: Sam, vero patriota, lavora per l’esercito. Il film si apre con la sua partenza in Afghanistan; questa volta, però, la trasferta non va come previsto: l’elicottero di Sam viene colpito e lui dato per morto.

In patria, nel frattempo, ha fatto ritorno a casa il fratello di Sam, Tommy (Jake Gyllenhaal); ex galeotto, facile alla bottiglia, gli viene riservata un’accoglienza fredda e diffidente.

Arrivata la notizia della morte di Sam, la famiglia deve affrontare un vuoto scioccante; Tommy comincia così a prendersi cura di cognata e nipoti nel tentativo di redimersi.