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BACIAMI ANCORA/ Muccino cresce col suo film, ma restano troppi stereotipi e sentimenti

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Dal punto di vista della regia l’esperienza americana ha sicuramente influenzato positivamente Muccino che, in questo film più che nei precedenti, ha un suo stile chiaro e coerente: molta macchina a mano, un utilizzo quasi fisico della cinepresa, che gli consente di stare dentro la scena, direttamente nell’azione e a contatto con i suoi protagonisti. Uno stile che è stato definito da alcuni nevrotico e forse proprio in questo aggettivo sta tutta la chiave del film: non solo la regia è nevrotica, ma lo è fondamentalmente tutta la storia.

 

E allora il principale problema dei film targati Muccino non sta tanto nelle scelte registiche, ma proprio nelle storie raccontate (non a caso i film “americani” erano da lui diretti, ma non sceneggiati). Sembra che il regista romano, quando deve raccontare dei suoi connazionali, non riesca a tratteggiarli in modo positivo, ma li descriva tristi, insoddisfatti, inquieti. Ma i quarantenni italiani sono davvero tutti così depressi, infelici, dipendenti dallo psicanalista?

 

Un film “sul ciglio”, caratterizzato da diverse scene recitate sull’ingresso di casa, accanto alle porte, forse a indicare l’indecisione dei protagonisti a varcare quella soglia, a prendersi le proprie responsabilità e a essere felici. Ma i protagonisti di Baciami ancora alla fine sono davvero felici?

 

Il dubbio è lecito e più che mai giustificato. Se è vero che alla conclusione del film arrivano a un momento di gioia e di serenità, il problema è nel percorso che li porta verso questa felicità. Sarà solo la paura della malattia e dell’invecchiamento e la consapevolezza che siamo tutti destinati a morire a far riavvicinare Carlo e Giulia.

 

Ma il loro è amore eterno, è amore vero? Se li incontrassimo tra dieci anni li troveremmo ancora felicemente insieme? La tagline del film “La storia di tutte le storie d’amore” direbbe di sì, ma preferiamo lasciare agli spettatori la risposta.

 

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COMMENTI
08/01/2012 - Recensione (Paolo Bernasconi)

Recensione del tutto inappropriata. Si tratta di un gran bel film e sicuramente la fotografia più vera dell'attuale generazione di quarantenni italiani. Da vedere.