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SANT'AGOSTINO/ Il regista: il pubblico non incontrerà il Santo, ma un uomo che si converte

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Non sarebbe stato possibile portare a termine una produzione delle dimensioni di Sant’Agostino se tutti non avessero lavorato in sintonia, che si trattasse del più piccolo oggetto in scena o della più grande costruzione scenica, della recitazione delle nostre star o delle azioni dietro le quinte. In tutto questo, non avrei potuto avere un aiuto migliore di Sergio. Si arriva così a Fabrizio Lucci, il direttore della fotografia.

 

Ovvero?

 

Dato che io opero direttamente tutte le macchine da ripresa, occorrono un rapporto e un’intesa speciale con il direttore della fotografia. Con Fabrizio è stata una delle esperienze più significative di collaborazione stringente che io abbia mai avuto. È veramente un artista nel senso più stretto del termine e della tradizione centenaria italiana. Infine, ancora Luca Bernabei. Attraverso la nostra collaborazione professionale abbiamo sviluppato un’amicizia che ci permette di andare più al fondo e di trasferire una profondità alle nostre produzioni che spero possa avere impatto sul pubblico e dare ad esso una comunicazione profonda.


Qual' l'aspetto della personalità di Agostino che può colpire di più l'uomo comune contemporaneo? 

 

Il punto chiave è disegnare un personaggio la cui ambizione ad un certo punto prende il sopravvento sul suo viaggio spirituale ed emotivo. Il risultato è che chi viene in contatto con lui soffre nello stesso modo in cui lui sta soffrendo, ed è così che si rende conto che non può in coscienza continuare a vivere in quel modo.

 

E a quel punto?

 

Perciò si rivolge a Dio, cosciente che, sebbene cerchi il perdono, non può riparare il male del passato, ma che la sua conversione gli permetterà di fare il bene in futuro. Ho usato la metafora dei mosaici, una forma d’arte molto comune specialmente nelle chiese, piccolo pezzi che vediamo assemblare nel quadro completo di una vita spirituale e intensa. È come se ogni piccolo pezzo trattasse dei suoi peccati fino al punto in cui vediamo il mosaico della chiesa di Ambrogio e Sant’Agostino vede per la prima volta che l’immagine è il battesimo di Cristo.


Perché ha voluto utilizzare questi elementi artistici?


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COMMENTI
01/02/2010 - sant'agostino sceneggiato (claudia basso)

per chi ha letto e riletto le Confessioni come libro da lasciare sul comodino per la pregnanza delle parole e come libro che narra una storia a volte come un romanzo, questo sceneggiato è una delusione. non vengono messe in risalto neanche lontanamente le esperienze interiori ed esteriori di Agostino, i sui vizi ,i suoi errori, i suoi combattimenti spirituali, non si copisce qual è l'iter della sua conversione, cosa pensasse quando si dichiarava manicheo ecc, la sua grande operosità nello scrivere ecc. va bene che si tratta di uno spettacolo che deve essere destinato a un vasto pubblico ma penso che si avesse diritto ad avere una visione più approfondita di questo personaggio che prima ancora che santo era un uomo come noi. mi dispiace la regia e la sceeggiatura andavano dati a chi conosceva bene questo santo e non a persona e che lo approcciavano solo per confezionare un prodotto commerciale. rossellini avrebbe fatto meglio a proposito perchè non ritrasmettono le sue biografie di personaggi famosi? paola

 
01/02/2010 - Realtà dinamente umana. (claudia mazzola)

Sono una donna non sono una santa, anche se ci aspiro, ed ho entusiasmo per la storia di san Agostino perchè desidero guardare il seguito stasera! Grazie.

 
01/02/2010 - Un'occasione mancata (Agostino de Lieto Vollaro)

Fiction di pessima qualità, situazioni irreali dialoghi falsi, scene dal gusto grossolano per venire incontro alle esigenze dell'auditel e degli sponsor pubblicitari. La stessa intervista al regista tradisce la ricerca spasmodica del successo degli ascolti indispensabile per la TV di oggi: "cerchiamo di raggiungere un largo pubblico" e così la storia del Santo è stata raccontata, sia tecnicamente sia come contenuto, come se fosse un romanzo d'appendice. Peccato, un'occasione mancata.