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SANT'AGOSTINO/ Il regista: il pubblico non incontrerà il Santo, ma un uomo che si converte

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Sant'Agostino, la fiction interpretata da Alessandro Preziosi e Franco Nero, che si conclude stasera su Raiuno alle 21.10, racconta le vicissitudini di un uomo e del suo  viaggio spirituale. Il regista Christian Duguay, che il sussidiario.net ha raggiunto, ci spiega perché con la fiction ha voluto raccontare la modernità del personaggio reale. E attraverso la narrazione di quegli episodi e di quei tratti della personalità  particolarmente umani, ci fa capire quanto il santo assomigli a ciascuno di noi.

 

Sant’Agostino è un personaggio molto conosciuto, ma non è un santo “del popolo” come, per esempio, San Francesco. Come avete fatto a rendere la sua storia interessante per il pubblico di oggi?

 

Con Sant’Agostino cerchiamo di raggiungere un largo pubblico, sia cristiano che non. Quella che presentiamo è la storia di un uomo che è vittima del proprio narcisismo, della propria abilità oratoria e il cui carisma è tale che i peccati e i vizi della vita gli ruotano attorno. È un viaggio pieno di colpa, di rammarico, di introspezione e, a un certo punto, una serie miracolosa di eventi che porteranno alla sua conversione spirituale. Una storia personale che ha un orizzonte epico e raccontata in un modo immediato e accessibile che spero ne permetterà l’apprezzamento da parte di tutti. 

 

Perché secondo lei “Le confessioni di Sant'Agostino” sono, dopo la Sacra Bibbia, il libro cristiano più letto nel mondo anche da non cattolici?

 

Le riflessioni e le preoccupazioni espresse allora da Agostino hanno una risonanza e una immediatezza che sono interessanti per i lettori di oggi allo stesso modo in cui lo furono per i lettori del suo tempo.

 

Lei conosceva la figura di Sant’Agostino? Che idea ne aveva prima del film? Il suo punto di vista è cambiato grazie a questo film? 

 

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COMMENTI
01/02/2010 - sant'agostino sceneggiato (claudia basso)

per chi ha letto e riletto le Confessioni come libro da lasciare sul comodino per la pregnanza delle parole e come libro che narra una storia a volte come un romanzo, questo sceneggiato è una delusione. non vengono messe in risalto neanche lontanamente le esperienze interiori ed esteriori di Agostino, i sui vizi ,i suoi errori, i suoi combattimenti spirituali, non si copisce qual è l'iter della sua conversione, cosa pensasse quando si dichiarava manicheo ecc, la sua grande operosità nello scrivere ecc. va bene che si tratta di uno spettacolo che deve essere destinato a un vasto pubblico ma penso che si avesse diritto ad avere una visione più approfondita di questo personaggio che prima ancora che santo era un uomo come noi. mi dispiace la regia e la sceeggiatura andavano dati a chi conosceva bene questo santo e non a persona e che lo approcciavano solo per confezionare un prodotto commerciale. rossellini avrebbe fatto meglio a proposito perchè non ritrasmettono le sue biografie di personaggi famosi? paola

 
01/02/2010 - Realtà dinamente umana. (claudia mazzola)

Sono una donna non sono una santa, anche se ci aspiro, ed ho entusiasmo per la storia di san Agostino perchè desidero guardare il seguito stasera! Grazie.

 
01/02/2010 - Un'occasione mancata (Agostino de Lieto Vollaro)

Fiction di pessima qualità, situazioni irreali dialoghi falsi, scene dal gusto grossolano per venire incontro alle esigenze dell'auditel e degli sponsor pubblicitari. La stessa intervista al regista tradisce la ricerca spasmodica del successo degli ascolti indispensabile per la TV di oggi: "cerchiamo di raggiungere un largo pubblico" e così la storia del Santo è stata raccontata, sia tecnicamente sia come contenuto, come se fosse un romanzo d'appendice. Peccato, un'occasione mancata.