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LE IENE SHOW/ Lucci è una iena: provate a intervistarlo...

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Ex leader della Pantera, elettore del Pd che non ama le terrazze, Lucci cominciò in una tv locale romana. Poi, tramite Claudio Ferretti di Raitre che aveva conosciuto durante un’occupazione alla Sapienza, passò in Rai dove lavorò a Quasi gol, Anni azzurri, Telesogni. L’ufficio marketing di Mediaset lo notò e lo chiamò per le Iene. Giornalismo, satira, sberleffo, dissacrazione, anticonformismo, nella sua televisione c’è tutto. Surreale come Nanni Loy, finto ingenuo come il tenente Colombo, contropiedista come il Chiambretti prima maniera, ha fatto della stronzaggine un pregio narrativo, un propellente di curiosità, un additivo nei faccia a faccia più spericolati (può vantare anche le prime imitazioni, come a Sugo - 60 minuti di gusto e disgusto, il programma di Rai4 firmato da Gregorio Paolini). E alla fine la sua faccia vince sempre.

Provate a rivedervi il duello con D’Alema. Dopo una breve intro, «Ecco Massimetto...». «Massimetto, me raccomando, nun me fa le risposte in politichese...». E D’Alema: «La qualità delle risposte dipende dalla qualità delle domande». La qualità nelle domande non manca. Come nell’incontro con Gabriele Muccino, regista di Baciami ancora, il film presentato come «la storia di tutte le storie d’amore». «Perché la gente continua a sposarsi?». Muccino: «Perché ha paura della solitudine, della vecchiaia, della morte». «Ma allora non conviene prendersi un’infermiera o un’assistente?». Ancora: «Non si può essere felici senza ’sto benedetto amore?». Muccino: «L’amore contiene una possibilità esasperata di felicità». «A Gabrie’, secondo te abbiamo detto parecchie stronzate?».

Lo slang giovanilistico e senza inibizioni sconfina nella volgarità più bassa. Ieri lo si è visto entrare a Radio Radicale in compagnia di un medico per fargli «visitare l’ano» di Marco Pannella, perché «questo sedere ne ha viste di cotte e di crude». L’eccesso, la carognata, lo sfregio sono il suo pane. Difficile frenarlo... Corrosivo nelle interviste, si scatena nelle prese per i fondelli dei vip. La Lapo-story è un must assoluto. Lo sberleffo ad attrici e attricette ospiti di un gala che discettano sull’importanza della beneficenza senza sapere che la loro è indirizzata ai Campesinos di Cochabamba (Bolivia), un altro capolavoro di dissacrazione.

La superficialità, la fatuità, l’ignavia di questo mondo di lustrini e ricevimenti sono i suoi bersagli preferiti. Poi, c’è il linguaggio dei vip, altro totem, fin troppo facilmente caduto in pezzi. Con l’espressione faceta, la barba di smeriglio, la voce abrasiva, aggrotta le sopracciglia e ripete con intonazione esclamativa le improbabili risposte delle sue vittime. Dietro tutto c’è una maliziosa opera di taglio e montaggio capace di rendere ancora più dirompenti i suoi agguati. Che spasso, incontrarlo: è così spietato anche nella vita normale - penso di sì - o lo fa solo davanti alla telecamera? 

 

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