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SCUSA, MA TI VOGLIO SPOSARE/ Scusa, ma ti voglio sposare: il film di Moccia oggi, 12 febbraio 2010, nei cinema

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Scusa, ma ti voglio sposare. Vent’anni di differenza e non sentirli. È questo il succo del film “scandalo” (ma ci rendiamo conto? E Abelardo e Eloisa chi sono?) tratto dall’omonimo libro “scandalo” di Federico Moccia. In realtà lo scandalo non c’è per nulla. È il solito trucco di una società che osa, osa sempre più, e finge di scandalizzarsi. Un connubio eccezionale di libertarismo libertino e moralismo. Comunque: la storia è più banale delle frasi dei baci Perugina. Lui è “vecchio”, 39 anni, lei è giovane, 20 anni. Nel capitolo precedente si incontravano e si innamoravano. Qui si vogliono sposare. E viene da chiedersi: ma in fondo in fondo che problema c’è? Liberi di sposarsi e di divorziare tanto e quante volte e con chi vogliono. Non è questo che si proclama ovunque da cinquant’anni a ogni piè sospinto? Eppure no. La malizia, il prurito, la fantasia devono fare breccia nel cuore dei morbosi spettatori. Sennò non c’è gusto. E allora tutti lì a seguire le vicende di una ragazzina e di un piacione. E i critici hanno il coraggio di parlare di irrealtà nei confronti dei libri di Moccia e dei registi (in questo caso coincidono) che li trasportano sulla pellicola. Purtroppo non c’è nulla di più realistico.

 

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