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SCUSA, MA TI VOGLIO SPOSARE/ Una favola cavalleresca tra motociclette, nevrosi e il desiderio di un lieto fine

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Come se fossero davvero convinti che la libertà stia nel vivere come un eterno Peter Pan contemporaneo, tra cocktail e donne a pagamento, mentre, nonostante la rispettabile età, non hanno ancora capito che la vera libertà sta nel fare delle scelte.

 

Paura d’amare. Perché amare significa rinunciare a se stessi? O perchè amare vuol dire condividere qualunque cosa – volendo anche la propria vita – con un’altra persona? Questo è l’unico elemento che gli amici di Alex hanno in comune con le O.N.D.E, cioè Olly, Niki, Diletta, Erica. Sono quattro, hanno vent’anni e una vita davanti da costruire. Olly, super impegnata come stagista presso una casa di moda.

 

Erica, la più svampita del gruppo, che flirta con un insegnante all’università, Diletta, che tra poco diventerà mamma – con una ventata di ottimismo che mal si concilia con l’ultimo cinema italiano non abortisce e non viene abbandonata dal fidanzato -, e Niki che sta per sposarsi.

 

Hanno una marcia in più: la freschezza di un’età che non torna più, la genuinità, la limpidezza dei sentimenti. Non c’è grigio. Può essere solo bianco e nero. Questo, però, è l’amore delle favole, dove c’è una principessa da salvare e un principe che supera mille ostacoli pur di trarla in salvo.

 

Cosa ci vuole dire Moccia? Che passati i trent’anni sei troppo assorbito dalla vita per vivere i sentimenti? Bhè, che sia o no così, avrebbe potuto darci una soluzione migliore.

 

Certamente raccontare che cosa sia l’amore per un quarantenne è anche un’operazione commerciale, oltre al fatto che il film, com’è ovvio, è uscito all’antivigilia di San Valentino. Ha significato allargare la fetta di pubblico dedito a Moccia. Non più solo teenagers, ma anche adulti amanti dei sentimenti spicci che prima andavano a vedere un suo film di nascosto, ora, invece, possono farlo allo scoperto. Perché il film parla di loro.

 

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