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BUMP/ Il "Reality Show" sull'aborto che fa scandalo, ma infrange un tabù

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Ma la cosa che più colpisce sono le vibrate proteste: in tv si può parlare di tutto tranne che di aborto; si possono far vedere tutte le parti del corpo umano, sezionate e divelte, magari in telefilm serali, ma non si deve assolutamente far vedere un bambino non ancora nato; semplicemente non se ne deve parlare.

 

L’aborto deve restare un tabù: perché? Forse preoccupa l’idea che l’opinione pubblica si mostri per quello che è, cioè in teoria distaccata, ma se messa in rapporto con un caso reale seppur ipotetico, reattiva.

 

E forse preoccupa pensare che il pubblico potrebbe dire che l’uno o l’altro caso di richiesta di aborto sia legato a una motivazione futile. Già, perché sarà bene ricordarlo: per definizione, come un teorema pitagorico, possono esistere trattamenti medici futili, possono esistere motivi futili di una lite, ma non possono (!) esistere motivi futili per abortire. La cultura odierna non lo ammette, certa che nessuna abortisca per motivi futili.

 

Una donna può abortire (perlomeno nel primo trimestre) senza dover render conto a nessuno (neanche al marito o ad altri figli) se il motivo per cui lo fa sia futile, evidentemente nell’assunto che non lo sia neanche uno.

 

Non neghiamo che spesso alcune situazioni, magari tante purtroppo, siano davvero gravi; ma lo sono tutte? E un programma che potrebbe mostrare un’eccezione a questo teorema, soprattutto in un periodo in cui in USA e in Canada l’opinione pubblica sta mostrando di richiedere limiti più netti per l’accesso all’aborto e in cui in Inghilterra e in Francia scarseggiano ormai i medici disposti a operare interruzioni di gravidanza, non sarà un programma-grillo-parlante, davvero troppo scomodo?



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COMMENTI
16/02/2010 - Ascoltare per sapere. (claudia mazzola)

E' sempre così diversa la realtà dalla finzione, mio padre non fa finta di essere buono, lo è! Se il reality è fatto per conoscere la ragione della gente può fare bene.